Delitto Chindemi, dopo 8 anni Carabinieri a Gallico: nuove tecnologie per risolvere caso

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A oltre otto anni dall'omicidio di Pasquale Chindemi, ucciso in un agguato a Gallico il 15 febbraio 2018, i Carabinieri tornano sul luogo del delitto per un nuovo sopralluogo. In campo i militari del Reparto Investigazioni Scientifiche, che ricostruiscono la scena con rilievi tecnici e tecnologie di rilevamento antropometrico più avanzate, nel tentativo di precisare la dinamica e individuare i responsabili

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Nuovo sopralluogo dei Carabinieri a Gallico, frazione della periferia nord di Reggio Calabria, sul luogo in cui il 15 febbraio 2018 fu ucciso Pasquale Chindemi. A oltre otto anni dall'agguato, gli investigatori tornano sulla scena del delitto per una serie di rilievi tecnici destinati a chiarire con maggiore precisione la dinamica dell'omicidio e a raccogliere elementi utili all'individuazione dei responsabili.

Delitto Chindemi
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Il nuovo sopralluogo

Sul posto operano i militari del Reparto Investigazioni Scientifiche (SIS), specializzati nell'analisi della scena del crimine. L'attività prevede una ricostruzione dell'omicidio attraverso rilievi tecnici e l'impiego di tecnologie di rilevamento antropometrico, oggi più evolute rispetto al periodo del delitto. Gli specialisti procedono con misurazioni lunghe e approfondite, ricostruendo la scena anche mediante il posizionamento di persone nei punti di interesse. Un'operazione ritenuta particolarmente rilevante per l'inchiesta.

Il ritorno sulla scena dopo otto anni

Il rientro sul luogo dell'agguato, a oltre otto anni dai fatti, è reso possibile anche dall'evoluzione delle tecnologie di rilevamento, che consentono accertamenti non praticabili all'epoca. L'obiettivo è ricostruire la dinamica con un dettaglio prima impossibile e verificare elementi finora rimasti in ombra.

L'omicidio del 15 febbraio 2018

Chindemi, 53 anni, fu ucciso nel tardo pomeriggio del 15 febbraio 2018 mentre percorreva a piedi una via nei pressi della sua abitazione, a Gallico. Due persone con il volto coperto da passamontagna lo sorpresero alle spalle esplodendo due colpi di pistola, prima di darsi alla fuga. L'uomo, ex dipendente dell'azienda municipalizzata dei trasporti, era ritenuto dagli inquirenti vicino alla cosca Araniti. Fin dalle prime ore le indagini si concentrarono sulla pista della faida di 'ndrangheta per il controllo della zona nord della città.

Le indagini

Nel corso degli anni l'inchiesta ha portato all'individuazione di presunti responsabili nel contesto delle tensioni tra clan che in quel periodo insanguinarono l'hinterland reggino. Il nuovo sopralluogo si inserisce in questo quadro investigativo, con l'obiettivo di consolidare la ricostruzione della scena del crimine attraverso strumenti tecnici oggi disponibili.

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