Libero Grassi ucciso dalla mafia 35 anni fa: vita dell'imprenditore che disse no al pizzo

Cronaca
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Il 29 agosto 1991 fu ucciso a colpi di pistola a Palermo. Era diventato il simbolo con i suoi interventi e le sue prese di posizioni pubbliche della lotta alla criminalità organizzata e all'estorsione. Ripercorriamo le tappe della sua biografia e del suo impegno politico e civile fino all'omicidio

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Il 29 agosto del 1991 l’imprenditore Libero Grassi, che non si piegò al pizzo e denunciò suoi estorsori, fu assassinato a Palermo in un agguato mafioso. La sua testimonianza di antifascista e oppositore della malavita resta a 35 anni di distanza come uno degli esempi più nitidi nella storia dell’Italia repubblicana di impegno civile e resistenza alla criminalità organizzata. 

La biografia e la lotta alla mafia

Libero Grassi nacque a Catania nel 1924 e crebbe in una famiglia di commercianti di forte orientamento antifascista. Il suo nome gli venne dato in memoria del deputato socialista Giacomo Matteotti ucciso, un mese prima della sua nascita, dai fascisti per la sua opposizione a Mussolini. Con la sua famiglia, Grassi prima si trasferì a Palermo e successivamente a Roma nel 1942. Scelse dapprima di studiare Scienze Politiche, ma proprio in questi anni per sottrarsi alla chiamata alle armi entrò in seminario. A conflitto finito, ritornò a Palermo. Si iscrisse e terminò la facoltà di Giurisprudenza. Nel 1951 avviò il suo percorso imprenditoriale nel settore tessile. Decise insieme al fratello di fondare a Gallarate in provincia di Milano un’azienda dal nome MIMA (Manifattura Maglieria ed Affini), che si ingrandì rapidamente fino ad arrivare a 250 dipendenti nel giro di poco tempo, e poi nel decennio successivo fondò la Sigma specializzata in pigiami da uomo. L’impegno politico e civile, trasmesso dalla famiglia, lo portò a diventare editorialista negli anni Sessanta nel panorama siciliano e nazionale con importanti collaborazioni con testate come Il Mondo e L’Espresso e ad aderire al Partito Repubblicano, dopo lo scioglimento del primo Partito radicale in cui aveva militato precedentemente. In questi anni inizia una fase  di difficoltà economiche in relazione anche a una nuova iniziativa imprenditoriale fallita e cominciano le minacce della malavita organizzata, essendo Grassi uno degli imprenditori siciliani più di successo e la sua azienda terza leader italiana nel settore della pigiameria. Al primo rifiuto, diversi dipendenti della sua azienda subirono delle rapine. Gli estorsori furono arrestati. Il 10 gennaio 1991 in una celebre lettera dal titolo "Caro estortore" pubblicata sul Giornale di Sicilia, Grassi mise nero su bianco la sua denuncia: “Risparmiate le telefonate, non vi pagherò”. L’esposizione mediatica di Grassi culminò con la partecipazione al programma Samarcanda, condotto da Michele Santoro su Rai Tre. Qui pronunciò una frase rimasta celebre: “Io non sono pazzo, non mi piace pagare, è una rinunzia alla mia di dignità di imprenditore”.

La morte e la memoria

In una mattina di agosto del 1991, pochi mesi dopo l’intervento su Rai tre che lo aveva reso popolare, mentre camminava verso l’ufficio, Libero Grassi fu ucciso a colpi di pistola a Palermo, in via Vittorio Alfieri. Per il suo omicidio nel 1993 sarebbero stati arrestati il killer Salvino Madonia e il complice Marco Favaloro, condannati in via definitiva con alcuni membri di spicco di Cosa Nostra nel 2008. Grassi fu insignito della medaglia d'oro al valor civile il giorno stesso della sua morte. La sua battaglia è stata portata avanti, fino alla scomparsa nel 2016, dalla moglie Giuseppina Maisano, militante del Partito radicale, eletta nel 1991 senatore per i Verdi a Torino, e promotrice di numerose associazioni antiracket, come Addiopizzo e Libero futuro. In occasione del trentesimo anniversario dell’omicidio, la figlia Alice ha deposto nel luogo dell’uccisione un cartello in cui punta il dito contro l’isolamento e la solitudine che sperimentò Libero Grassi nel suo scontro con la mafia: “Il 29 agosto 1991 è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato”.

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