È morto a Modena, a 92 anni, Franco Fontana, tra i grandi maestri della fotografia del Novecento e innovatore del colore. Autodidatta, ha imposto uno stile fatto di paesaggi ridotti a linee, geometrie e cromie accese, rompendo il primato del bianco e nero nella fotografia d'arte. Le sue opere sono in oltre 50 musei nel mondo, ha firmato più di 400 mostre in quattro continenti e campagne per Fiat, Versace e Sony
È morto a Modena, all'età di 92 anni, Franco Fontana, uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento e innovatore della fotografia a colori. Nato a Modena (nella frazione di Cognento) il 9 dicembre 1933, ha attraversato oltre sessant'anni di storia con uno stile inconfondibile, elevando il colore a strumento narrativo e spezzando i canoni accademici. Le sue opere sono conservate in oltre cinquanta musei di tutto il mondo, gli sono stati dedicati più di settanta libri e ha firmato oltre quattrocento mostre, personali e collettive, in quattro continenti.
Gli esordi da autodidatta
Fontana arriva alla fotografia relativamente tardi. È il 1961 quando, già adulto, si avvicina alla macchina fotografica da autodidatta, frequentando i fotoclub e sperimentando da dilettante. Dietro quell'approccio amatoriale si intravede però fin da subito una sensibilità fuori dal comune per la composizione e un'idea di fotografia intesa non come riproduzione del reale, ma come espressione di una percezione interiore. Sulla sua visione pesano in modo decisivo i pittori dell'Espressionismo astratto e del Minimalismo (da Mark Rothko a Barnett Newman ad Ad Reinhardt) che avevano fatto del colore una forma di profondità e di silenzio.
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Lo stile e il colore
Da quelle suggestioni nasce uno stile unico, costruito sull'astrazione, sulle linee nette e sui contrasti cromatici intensi. In un'epoca in cui la fotografia d'arte era dominata dal bianco e nero e il colore veniva relegato a un ruolo commerciale o amatoriale, Fontana ha l'audacia di ribaltare le regole, proponendo un linguaggio fatto di campiture di colore e geometrie essenziali. Le sue inquadrature strette sul paesaggio appiattiscono la prospettiva fino a trasformare campi, colline e orizzonti in pure forme. La geometria, per lui, non è mai rigore tecnico ma forma poetica.
Le prime mostre e la consacrazione
Le prime esposizioni personali arrivano a metà degli anni Sessanta: prima a Torino nel 1965, poi nella sua Modena, nel 1968, alla Galleria della Sala di Cultura. È quest'ultima a segnare la svolta, richiamando l'attenzione di critica e appassionati. Già nel 1963 Fontana aveva partecipato alla Terza Biennale Internazionale del Colore a Vienna, e l'anno seguente la rivista Popular Photography gli aveva dedicato un portfolio, aprendogli le porte del panorama internazionale. La consacrazione arriva nel 1974 alla Photokina di Colonia, una delle più importanti fiere fotografiche al mondo, dove le sue immagini a colori vengono accolte con entusiasmo: la prova che il colore poteva essere linguaggio artistico e non semplice decorazione.
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Le grandi esposizioni internazionali
Negli anni successivi le opere di Fontana entrano nei musei più prestigiosi del mondo: dal Museum of Modern Art di New York al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, dal Museum Ludwig di Colonia al Tokyo Metropolitan Museum, fino allo Stedelijk Museum di Amsterdam e al Victoria and Albert Museum di Londra. Espone a Parigi, Berlino, Atene, Tokyo, Mosca, Buenos Aires, Sydney, ma anche in Italia, in sedi come il Palazzo Reale di Milano, la Galleria Civica di Modena, la Gam di Torino e i Magazzini del Sale a Venezia. Nel 2003 la sua opera è oggetto di una grande monografia retrospettiva, mentre nel 2024 gli viene dedicata un'antologica al Museo dell'Ara Pacis di Roma.
Oltre il paesaggio
Al paesaggio, soggetto con cui è universalmente identificato, Fontana affianca la ricerca su altri generi: il nudo, l'architettura, lo spazio urbano, l'ombra come tema concettuale. In "Presenzassenza" (1982) riflette sul rapporto tra presenza e assenza attraverso le ombre; in "Sorpresi nella luce americana" (2000) si concentra sulla figura umana nel contesto urbano. Negli ultimi anni si dedica anche all'elaborazione digitale, senza mai perdere coerenza: anche nella manipolazione, colore e geometria restano protagonisti. La sua produzione editoriale conta oltre settanta volumi pubblicati in Italia, Francia, Stati Uniti, Giappone, Spagna e Germania, tra cui "Skyline" (1978), "Kaleidoscope" (1990), "Polaroids" (1997) e "Route 66" (2002).
Le campagne e le collaborazioni
Parallelamente alla carriera artistica, Fontana è stato un fotografo commerciale molto attivo. Ha firmato campagne per Fiat, Volkswagen, Sony, Volvo, Canon, Kodak, Versace, Ferrovie dello Stato e Snam, e ha collaborato con numerose testate italiane e internazionali, da Time e Life a Vogue Usa e Vogue France, dal Venerdì di Repubblica al Sette del Corriere della Sera, fino a Panorama, Epoca, Frankfurter Allgemeine e New York Times. Intenso anche l'impegno come divulgatore: ha tenuto workshop, seminari e conferenze in tutto il mondo, dal Guggenheim Museum di New York al Tokyo Institute of Technology, dalle università di Toronto, Barcellona, Taipei e Parigi fino al Centre Pompidou. È stato inoltre direttore artistico di rassegne come l'International Photomeeting di San Marino e il Toscana FotoFestival.
I riconoscimenti
Numerosi i premi ricevuti nel corso della carriera: dal Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 1989 al Photographic Society of Japan Award nel 1990, fino al Premio Pisa per la Fotografia, assegnato in occasione del 650° anniversario dell'Ateneo pisano. Nel 2006 il Politecnico di Torino gli ha conferito la Laurea Magistrale ad honorem in Design eco compatibile. Le sue opere restano oggi in oltre cinquanta collezioni museali, un patrimonio che consegna il suo nome alla storia della fotografia contemporanea.