Caso Lavitola, Ranucci: "Stanno uccidendo Report, non accetterò altri ruoli"

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Il giornalista, intercettato dai colleghi a Cerveteri prima di andare in scena con il suo spettacolo, ha affermato che non accetterà una ricollocazione in azienda. Poi ha aggiunto: "La verità è che ci pensavano da sempre, questi della destra, a mandarmi via. Sin dal loro avvento al potere". E sul perché non abbia detto ai magistrati dei rischi di un attentato da cui Lavitola l'aveva messo in guardia, ha risposto: "Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, avrei denunciato, come ho sempre fatto"

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"In queste ore e in questi giorni i vertici Rai sono al lavoro per il mio allontanamento da Report". È secca e diretta l’affermazione di Sigfrido Ranucci che ieri, su Facebook, ha rilanciato la riunione tra l'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali, Francesco Spadafora, e il direttore delle Risorse umane, Felice Ventura, sulle ipotesi di nuovo incarico per il giornalista alla luce del caso Lavitola. Ma in serata, intercettato da La Repubblica a Cerveteri prima di andare in scena con il suo spettacolo Diario di un Trapezista, il giornalista ha affermato che non accetterà una ricollocazione nell’azienda: "Posso accettare solo una cosa che sia meglio di Report, la migliore trasmissione nella storia della tv".

Ranucci: "Hanno ucciso il Tg3, vogliono mandarmi via da sempre"

"La verità è che ci pensavano da sempre, questi della destra, a mandarmi via. Sin dal loro avvento al potere - ha attaccato ancora Ranucci - Nel 2022 avevano proposto ad Emiliano Fittipaldi, il direttore del Domani, di sostituirmi. Ma lui ha detto di no. Ora hanno ucciso il Tg3. Sono l’ultimo della storica redazione, dopo l’uscita di Federica Sciarelli. Volevano spegnerne la voce, ci stanno riuscendo".

Ranucci: "Io alla Scuola Rai? Inutile dirigerla per formare altri 100 come me"

"Tu sposti Sigfrido Ranucci perché non ti è consono e lo metti a insegnare per formare altri 100 Sigfrido Ranucci. E poi che ci fai, glieli sposti?", ha proseguito il giornalista parlando dell'ipotesi - circolata nelle indiscrezioni delle ultime ore - di diventare il direttore della Scuola di giornalismo della Rai di Perugia. Poi ha aggiunto: "Ho la coscienza a posto e rifarei tutto quello che ho fatto". "Nella mia carriera sono stato inviato, caporedattore, sono stato in zone di guerra e ho messo a repentaglio la mia vita, realizzando scoop internazionali. E ho condotto un programma che è il fiore all'occhiello della tv pubblica - ha detto ancora Ranucci - Io ho fatto tutto quello che dovevo, onorando la Rai con la fedina penale pulita. Ho attraversato 240 tra cause e altre citazioni. Ho la coscienza a posto. Gli altri invece?".

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"Io non sono puro, sono abituato a guardare le più grandi città dalle grate di un tombino. Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei", ha detto poi Ranucci rispondendo alle domande sui suoi rapporti con Valter Lavitola. E a chi gli chiedeva del perché non abbia detto ai magistrati dei rischi di un attentato ai suoi danni da cui Lavitola l'aveva messo in guardia, ha risposto: "Questa roba la spiego agli inquirenti. Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, avrei denunciato, come ho sempre fatto. Ma non c'erano degli elementi precisi".

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Intanto, nonostante le parole di Ranucci, sarebbe comunque la ricollocazione presso una testata giornalistica l'ipotesi principe alla quale lavorano i vertici Rai per Ranucci, che è capo autore di Report e vicedirettore ad personam all'Approfondimento e che, nella sua lunga esperienza in azienda, ha lavorato a Rai3 e a Rainews (oltre che a Rai International). Le riunioni, comunque, andranno avanti: qualora non si trovasse una quadra, l'azienda proporrebbe al giornalista tre incarichi equivalenti sul piano professionale, come prevede il contratto integrativo firmato dall'Usigrai. Ci vorranno, a quanto sembra, ancora alcuni giorni per sciogliere il nodo del futuro di Report.

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"Quando il colpevole prescinde dalla colpa, la verità ha già ceduto il posto alla persecuzione. Dovrebbe inquietare l'intensità, la mole, la persistenza, dell'accanimento nei confronti di Sigfrido Ranucci che non arretra nemmeno difronte alle valutazioni dei magistrati - ha commentato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci - Una damnatio in vita che si nutre di falsità e di male coscienze, e di novelli inquisitori che quotidianamente per un istante di visibilità amplificano e aggiungono a furor di penna o di racconto un atto inedito e persino mendace al teatro dell'assurdo. La Rai di fronte a questo horror vacui accusatorio dovrebbe tutelare Ranucci per proteggere se stessa e la missione democratica di cui ogni giornalista è espressione".

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