Comune "nazionalizza" distributore e sconta il pieno: "benzina del sindaco" è un successo

Cronaca
Facebook

A Valle Castellana, borgo di 800 abitanti in provincia di Teramo, l'unico distributore del paese è gestito direttamente dal Comune, che vende benzina e diesel quasi al prezzo di costo. Il risultato è un risparmio dai 10 ai 20 centesimi al litro rispetto ai self-service privati. Una scelta nata per salvare l'ultima area di servizio del territorio, che oggi attira automobilisti anche dalle province vicine

ascolta articolo

A Valle Castellana, borgo di poco più di 800 abitanti in provincia di Teramo, il pieno costa meno che altrove per una ragione semplice: il distributore lo gestisce il Comune. L'unica area di servizio del paese, incastonata nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è passata sotto il controllo diretto dell'amministrazione, che ha deciso di vendere benzina e gasolio sostanzialmente al prezzo di costo. Sui social la chiamano già "la benzina del sindaco".

Perché costa meno del mercato

Il meccanismo è tutto qui: il Comune acquista il carburante e lo rivende senza applicare il margine di guadagno che un gestore privato deve necessariamente caricare per stare in piedi. Alla pompa questo si traduce in un risparmio che oscilla tra i 10 e i 20 centesimi al litro rispetto a un normale self-service. I prezzi esposti parlano di circa 1,75 euro al litro per la benzina e 1,89 per il diesel, cifre che in questa fase di rincari fanno la differenza. In cambio l'amministrazione si accolla un impegno operativo non banale: l'acquisto del carburante, il controllo dei serbatoi, la gestione degli incassi.

Leggi anche

Prezzo benzina e diesel, Italia tra i Paesi con i carburanti più cari

Un distributore salvato dallo spopolamento

La gestione pubblica non nasce come trovata pubblicitaria, ma come necessità. Il rischio era perdere l'ultimo punto di rifornimento di un territorio fatto di una quarantina di frazioni sparse, dove il distributore serve non solo i residenti, ma anche i pendolari, gli operai dei cantieri della ricostruzione post-sisma e i turisti tornati a scegliere la montagna. Far sparire anche quell'attività avrebbe significato costringere tutti a decine di chilometri in più per un pieno, aggravando lo spopolamento che il terremoto del 2016 ha accelerato nelle aree interne.

Come fanno a stare in piedi

Vendere quasi a prezzo di costo non significa lavorare in perdita. Il grosso di quanto si paga alla pompa è fatto di accise e IVA, cioè tasse: il margine del gestore è una fetta piccola, pochi centesimi al litro. Rinunciando al proprio ricarico e gestendo l'impianto in economia, senza dover remunerare un imprenditore privato, il Comune riesce a tenere i prezzi bassi e allo stesso tempo a coprire i costi del servizio. I numeri parlano di incassi cresciuti molto: nel 2025 sono arrivati intorno ai 500mila euro, circa otto volte i 75mila del primo anno di gestione. Un balzo che però non misura il guadagno, quanto il giro d'affari: dipende dall'aumento dei prezzi del carburante e, soprattutto, dai maggiori rifornimenti di pendolari e turisti. Perché il servizio ha iniziato ad attirare automobilisti anche da fuori: c'è chi da Ascoli Piceno sale in montagna apposta per fare il pieno sul versante teramano. E la "benzina del sindaco", nata per non far chiudere una pompa di paese, rischia ora di diventare un modello da imitare.

Cronaca: i più letti