A Taranto un 26enne "licenziato perché grasso": chiesti i danni all'azienda

Cronaca
©Getty

Attiva nel settore dell'edilizia, la ditta avrebbe fatto svolgere diverse mansioni al ragazzo ma nessuna relativa al suo titolo di studio. "Mi ha anche detto che se avessi intrapreso la strada per dimagrire mi avrebbe reintegrato", ha raccontato il lavoratore al Corriere della Sera

ascolta articolo

"Licenziato perché grasso": così, in un'intervista al Corriere della Sera, un lavoratore ha raccontato di essere stato messo alla porta da un'azienda di Taranto attiva nell'edilizia per questo motivo. Sarebbe il suo peso, la ragione del licenziamento nonostante il ragazzo di 26 anni, con un diploma da perito, non avesse mai svolto mansioni relative al suo titolo di studio, non lavorando in ufficio ma facendo l'operaio edile e il manovale. Ora, passa al contrattacco e ne chiede i danni.

Il rapporto di lavoro tra il ragazzo e l'azienda

Il rapporto di lavoro tra lavoratore e l'azienda di Taranto, con interessi nell’edilizia e impiantistica, comincia a febbraio scorso. Quando inizia il lavoro, parte facendo volantinaggio per promuovere un ramo d’azienda. 

Leggi anche

Venezia, cameriera licenziata dopo prova: risarcita con 60mila euro

Le mansioni richieste

Un lavoro durato “poco”, perché, racconta al Corriere, “un giorno il titolare mi chiamò chiedendomi se sapessi fare qualcosa nell’edilizia e mi disse che avrei cominciato ad andare nei cantieri di via Messapia a Taranto”. Così fu inserito nelle squadre adibite a questi lavori. Prima affiancato a un operatore commerciale per essere formato nel settore, poi inserito come operaio edile. “Facevo il manovale, le movimentazioni, guidavo dei furgoni, cosa che non avevo mai fatto, ne ho danneggiato anche uno e mi hanno addebitato metà del danno. Insomma, non era il mio lavoro, tendevo a mettermi da parte perché non ero capace di fare tutto”, ha raccontato.

Vedi anche

Pensioni, le donne ricevono assegni 25% più bassi rispetto agli uomini

Le presunte pressioni per dimagrire

A un certo punto, i superiori del lavoratore “hanno cominciato a spingere” perché il ventiseienne dimagrisse. “Pur nella mia rotondità sono nelle condizioni di lavorare, non capivo questa richiesta, io ero compatibile con il lavoro”. Eppure, gli è stato detto che non ci si poteva assumere questo rischio dato il fisico. Fino all’ultimatum: secondo quanto riferito, il datore di lavoro ha richiesto, anche attraverso una documentazione medica, l’avvio di un percorso per perdere peso. “A fine giugno mi ha chiesto se avessi qualcosa in questo senso e, alla risposta negativa, non mi ha rinnovato il contratto. Mi ha anche detto che se avessi intrapreso la strada per dimagrire mi avrebbe reintegrato”, ha riferito il ragazzo.

La vicenda, che ora verrà sottoposta al giudice del lavoro, non ha ancora ricevuto una risposta formale dalla ditta.

Approfondimento

L’IA sta davvero togliendo il lavoro agli statunitensi?

Cronaca: i più letti