Parto in casa a Nimis (Udine), l'autopsia: la neonata era già morta all'arrivo in ospedale

Cronaca

L'autopsia eseguita a Udine sulla neonata morta dopo un parto domiciliare a Nimis lo scorso 30 giugno ha confermato che la bambina era già priva di vita quando è arrivata all'ospedale Santa Maria della Misericordia. L'esame ha escluso che il taglio cesareo praticato dai sanitari abbia avuto un ruolo nel decesso. L'inchiesta della Procura si concentra ora sull'assistenza prestata durante il travaglio: indagate l'ostetrica che seguiva la donna e la sua assistente

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La bambina era già morta quando è stata portata all'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. È il dato che emerge dall'autopsia eseguita giovedì 9 luglio dal medico legale Antonello Cirnelli e dalla professoressa Marny Fedrigo sulla neonata deceduta al termine di un parto avvenuto in casa a Nimis, in provincia di Udine, il 30 giugno. L'esame ha inoltre chiarito che il taglio cesareo praticato dai sanitari è servito unicamente a estrarre la piccola dal grembo materno e non ha inciso in alcun modo sulla morte.

Il ruolo escluso del cesareo

Il punto era centrale per la ricostruzione della vicenda. L'accertamento medico-legale ha stabilito che l'intervento chirurgico non rientra tra le cause del decesso, circoscrivendo così il perimetro dell'inchiesta a quanto avvenuto prima, nell'abitazione della coppia di genitori.

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L'inchiesta della Procura

L'indagine della Procura di Udine era stata avviata dopo la denuncia presentata dai genitori della neonata. Due ostetriche sono state iscritte nel registro degli indagati: un atto dovuto, ha precisato la Procura, necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici irripetibili e garantire il diritto di difesa delle parti, compresa la nomina di un perito.

Gli accertamenti sull'assistenza

Con l'esito autoptico l'indagine entra nella fase degli approfondimenti. Gli investigatori dovranno ricostruire quanto è successo durante il travaglio e il parto tra le mura domestiche, verificando le modalità con cui è stata prestata l'assistenza alla partoriente. Al centro delle verifiche c'è l'eventuale sussistenza di responsabilità da parte dell'ostetrica che seguiva la donna e della sua assistente, entrambe ingaggiate dalla coppia, che aveva scelto il parto in casa come modalità per far nascere la figlia.

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