A Palermo l'addio a Mirela, ennesima vittima di un pirata della strada
Cronaca
Non aveva ancora compiuto 41 anni. Mirela Nicoleta Rusu è stata travolta e uccisa da un automobilista che dopo aver superato tre auto ha invaso la corsia opposta piombando su un gruppo di ciclisti. Lui è ora indagato per omicidio stradale. Lei è la vittima numero 101 da inizio anno. Il giorno prima, in Trentino, con la stessa dinamica era stata uccisa Adele, 14 anni. Serve sicurezza, chiedono a gran voce i ciclisti, pronti a organizzare iniziative per sensibilizzare le persone e le istituzioni
Sabato 20 giugno Mirela ha completato la sua (ultima) attività in bici, pubblicando, come faceva sempre, il percorso su una delle app che i ciclisti utilizzano per tenere conto dei km e dei progressi in sella. La foto che vedete è il suo ultimo selfie e la ritrae sorridente, come sempre. L'indomani la sua uscita è stata interrotta per sempre, non è riuscita a completarla, un pirata della strada l’ha travolta e uccisa, finendo contromano, nella corsia opposta in una stretta stradina di montagna, a pochi km da Palermo, su una curva cieca, durante un sorpasso di tre auto, proprio mentre arrivava il gruppetto di ciclisti che stava per tornare a casa. Un gesto incosciente, assurdo, in assoluta violazione del Codice della strada; una delle tante manovre che uomini e donne alla guida compiono di continuo e con criminale leggerezza sulle strade provocando una strage ormai quotidiana. Mirela Nicoleta Rusu è morta il 21 giugno prima di aver compiuto 41 anni, condividendo lo stesso tragico destino della 14enne a cui aveva dedicato il suo ultimo pensiero, la sera di sabato, quando aveva condiviso un post sui social, sconvolta dalla morte di Adele Cobelli, giovane promessa del ciclismo, uccisa poche ore prima da un pirata della strada a Lavis, in Trentino. L’autore del post è Cristian Licata e le sue parole, ripubblicate da Mirela, sono state nei giorni seguenti condivise da centinaia di persone. “Quando ci passate accanto, spesso sfiorandoci, dovete sapere che noi non abbiamo carrozzeria, airbag, niente. Abbiamo solamente una maglietta e la speranza che stiate guardando la strada. Un messaggio letto al volo, uno sguardo sul cellulare, un secondo. Basta quello per uccidere una persona che si sta allenando. Non è una fatalità. È una scelta. Serve una vera rieducazione alla guida. Serve che chi uccide per una distrazione banale come il telefono paghi davvero, con sanzioni pesanti e certe. Perché se il prezzo di guardare uno schermo mentre guidi è la vita di qualcuno, quel prezzo deve ricadere su chi guida, non su chi pedala. Io e gli altri ciclisti vogliamo solo tornare a casa, come voi. Rallentate, guardate la strada e tenete il telefono giù”.
Più sicurezza sulle strade diventate una trappola mortale per 101 ciclisti da inizio anno, è la richiesta che arriva dal mondo del ciclismo palermitano che, sotto choc, ha voluto far sentire il proprio affetto e la vicinanza alla famiglia di Mirela e al fidanzato, Andrea Calandra, che stava pedalando con lei ed è sopravvissuto allo scontro devastante di domenica mattina. "Serve più sicurezza" ribadisce tra le lacrime. "Nell'impatto tra un'auto e un ciclista, è il ciclista ad avere la peggio. E perchè? Per guadagnare un minuto si spezza una vita"? Martedi sera centinaia di ciclisti hanno raggiunto la chiesa di San Vito per una cerimonia religiosa. Intorno alla bara, le maglie che aveva indossato, i trofei delle gare e dei raduni che aveva vinto, gli occhiali protettivi, i simboli di quella che per lei era diventata più che una passione e che in pochi anni l’aveva vista diventare sempre più forte. Poi un lungo e silenzioso corteo funebre, in una giornata rovente, tra lacrime e sudore, ha accompagnato il feretro fino al porto, per l’ultimo viaggio, quello a casa, nella città natale, Vaslui, in Romania.
La ricordo bene, Mirela. Era bella, solare, piena di vita e di energia. La sua morte ha gettato nella disperazione chi la conosceva e nell’angoscia chi condivide la sua stessa passione, consapevole della condizione di rischio e fragilità che ogni giorno si vive sulle strade. Alla bici dedicava tutto il suo tempo, non c’era un evento sportivo al quale non fosse presente, in Sicilia e in giro per l’Italia, e fa male leggere tra i tanti post del suo diario online, gli appelli alla sicurezza stradale che non c’è. Appelli che ora il mondo del ciclismo rilancia. Perché quando centouno persone muoiono in sei mesi non si può parlare di fatalità. Appelli alle istituzioni, perché le strade siano più sicure e le pene per chi commette reati alla guida più severe. Appelli agli automobilisti, perché ogni distrazione e ogni manovra azzardata può essere fatale per qualcuno.
Fa rabbia pensare che se quell’automobilista, ora indagato per omicidio stradale, avesse rispettato il codice della strada e le basilari regole della prudenza, Mirela sarebbe viva. “Invece siamo qui a piangere un’altra vita spezzata, come sei anni fa quando perse la vita un altro amico ciclista, anche in quel caso travolto da un automobilista, Pasquale Sorce, 56 anni” - dice con gli occhi lucidi Pietro Ficco, appassionato ciclista che con la sua associazione Mtbears Palermo organizza tante pedalate, eventi per sensibilizzare su temi come la legalità e il rispetto e contro la mafia e i femminicidi e coinvolge tanti appassionati. Lo incontro nel partecipato e commosso corteo per l'ultimo saluto a Mirela. “Serve più rispetto, quando si è alla guida, servono più controlli, pene più severe, servono più piste ciclabili, come nei paesi più civilizzati, dove si usa sempre meno l’auto e sempre di più la bici. Invece cosa sta accadendo a Palermo? Una parte di città sta facendo la guerra alle piste ciclabili”.
“Tante vite cancellate dall'ignoranza, delle persone e delle istituzioni. Ci sono post che non vorrei mai fare” scrive Fabio Bologna. “Sono stato tra i primi ad essere informato della notizia mentre mi trovavo all'interno del campo gara della tappa di Coppa Italia Giovanile di XCo a Piano Battaglia. Ero con il Segretario Generale, il Vicepresidente ed il Consigliere Nazionale di Federciclismo. Parlavamo di progetti per rilanciare l'immagine di uno sport in piena crisi e come un fulmine a ciel sereno è arrivata la notizia della morte di Mirela. Il silenzio, l'incredulità e la rabbia per l'ennesima vittima, in meno di 24 ore, ha preso il sopravvento. Quello dei ciclisti uccisi per strada è un problema che non troverà soluzione, inutile prendersi in giro. Lo testimoniamo i commenti letti sui vari articoli ad opera di capre ignoranti, ma anche l'inadeguatezza delle nostre istituzioni incapaci di trovare soluzioni utili ad arginare il problema. In Sicilia è ancora peggio. L'amministrazione Comunale di Palermo decide infatti di rimuovere le piste ciclabili per assecondare le richieste di abitanti e commercianti privati dei loro spazi auto e delle loro corsie. Il primo segnale di inciviltà e intolleranza verso i ciclisti arriva proprio da coloro che dovrebbero, al contrario, imporsi a tutela di chi sceglie mezzi alternativi. Ma l'Italia è il Paese in cui la gente va fuori di testa se per qualche ora la viabilità viene chiusa per un evento sportivo. E mentre in Norvegia si programma, da qui a qualche anno, di eliminare le auto e persino Malta ha introdotto degli incentivi economici per chi decide di consegnare la patente, noi continueremo a piangere morti causate dall'ignoranza della gente e delle istituzioni”.