Processo morte Maati, imputato: "Pugno e coltellate, ma non l'ho ucciso"

Cronaca
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A parlare in Aula è stato Francesco Pratesi, uno dei cinque accusati di omicidio aggravato per la morte del 17enne a Campi Bisenzio (Firenze). Ha accusato uno dei suoi amici e ha aggiunto: "Non sono un assassino"

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Francesco Pratesi, uno dei cinque imputati per la morte di Maati Moubakir, il 17enne inseguito e ucciso dal branco per un errore di persona la notte del 29 dicembre 2024, a Campi Bisenzio (Firenze), ha fornito la sua versione nell'Aula di tribunale in cui è accusato di omicidio aggravato insieme a Diego Voza, Denis Alexander Effa Ekani, Denis Mehmeti, Ismail Arouizi: "Non ho ucciso Maati sul bus - ha detto Pratesi -. Gli ho puntato il coltello alla gola per costringere un gruppo di ragazzi a scendere dal mezzo, ma era già senza forze".

La ricostruzione di Pratesi

Pratesi, 20enne fiorentino, un lavoro in officina fino poco prima dell'arresto, oltre un anno fa, e due denunce per ricettazione, ha raccontato durante l'udienza di quella serata, partita con diversi drink e due o tre pasticche di psicofarmaci "per divertirsi". Con lui gli amici di infanzia, Voza e Denis Mehmeti. Pratesi racconta di essere accorso nei pressi dei giardini della scuola "Matteucci" in soccorso di Voza, che lo aveva chiamato al telefono per chiedere aiuto dopo esser stato accerchiato da un gruppo di ragazzi che poco prima avevano anche offeso due amiche in discoteca.

"Ho visto alcuni ragazzi correre verso la fermata del bus - ha detto -. C'era anche Maati e l'ho inseguito sospettando che facesse parte del gruppo che aveva offeso in discoteca le mie amiche e poi, per strada, accerchiato Diego Voza: gli ho sferrato un pugno, e quando ha provato a scappare l'ho raggiunto con due coltellate alla schiena". Poi la corsa verso il bus: "Volevo indentificare i ragazzi che ritenevo responsabili delle offese ai miei amici e li ho costretti a scendere. È arrivato Maati e gli ho puntato il coltello per indurre gli altri a eseguire gli ordini". Pratesi ha poi indicato uno dei suoi amici: "È stato lui a uccidere Maati", senza però aggiungere ulteriori dettagli. Infine ha chiesto perdono alla madre della vittima: "Non sono un assassino, non volevo uccidere".

Il legale della famiglia della vittima: "Scarica barile di responsabilità"

La donna, che non manca mai a un'udienza, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. "A cosa valgono le scuse dopo aver ammesso di aver sferrato due coltellate a Maati - ha commentato invece il legale della donna, l'avvocato Filippo Ciampolini -, una delle quali secondo il medico legale capace di portare alla morte il ragazzo senza un intervento immediato dei soccorsi? Anche oggi abbiamo assistito a uno scarica barile di responsabilità. Al di la delle parole un comportamento resipiscente è fatto di gesti ispirati da consapevolezza e maturazione".

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