Marek Konrad Daniec, 43enne camionista polacco che era imputato per la morte della compagna Hanna Herasimchyk, 46 anni, è stato condannato a 10 anni per omicidio preterintenzionale. Il cadavere della donna, ex ballerina bielorussa, era stato ritrovato il 13 giugno del 2024 in un appartamento a Pozzuolo Martesana, in provincia di Milano
Marek Konrad Daniec, 43enne camionista polacco che era imputato per la morte della compagna Hanna Herasimchyk, 46 anni, ex ballerina bielorussa il cui cadavere era stato ritrovato il 13 giugno del 2024 in un appartamento a Pozzuolo Martesana (in provincia di Milano), è stato condannato a 10 anni per omicidio preterintenzionale. La decisione è arrivata da parte della Corte d'Assise di Milano. Il 46enne, a fine febbraio scorso, era stato scarcerato e posto ai domiciliari, dopo che nel dicembre di due anni fa era stato arrestato con l'accusa di aver ucciso volontariamente, soffocandola, la compagna. Una perizia svolta nell'ambito del processo, infatti, aveva indicato come possibile causa della morte della donna una patologia.
Accolto l'impianto accusatorio
Di fatto, dunque, la Corte ha accolto l'impianto accusatorio, per come era stato riqualificato nella requisitoria, della pm Francesca Crupi, che aveva chiesto 12 anni di reclusione (2 anni in meno la pena nella sentenza) per omicidio preterintenzionale.
La vicenda
Nel dicembre 2024 Daniec era stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario. Ora l'imputazione è stata riqualificata in preterintenzionale col verdetto che ha riconosciuto provvisionali di risarcimento a carico dell'imputato da 70mila euro per i due fratelli della vittima e di 100mila euro per la madre, assistiti tutti come parti civili dall'avvocata Giulia Rossini. La sostituzione della misura cautelare dal carcere ai domiciliari era stata indicata dalla Corte dopo un'istanza degli avvocati Elisa Marabelli e Lorenzo Puglisi. Richiesta dei difensori depositata quando una perizia medico legale, disposta dalla stessa Corte nel processo, aveva stabilito che le analisi effettuate non consentivano di affermare con assoluta certezza che la morte dell'ex ballerina fosse stata causata da soffocamento o strangolamento provocato da una persona. Per il perito Giorgio Alberto Croci, infatti, la causa della morte sarebbe stata correlata ad una miocardite di cui era affetta la donna. La pm, chiedendo nella requisitoria di riqualificare il reato, aveva chiarito che "non ci sono elementi per sostenere oltre ogni ragionevole dubbio" il dolo nell'omicidio, mentre l'azione dell'uomo sarebbe andata "oltre le intenzioni".
La lite
In base a quanto emerso dalla ricostruzione nelle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, dopo un'ennesima lite, l'uomo "avrebbe aggredito e picchiato" la compagna. Lei, era stato segnalato, "può aver battuto la testa e lui l'ha lasciata lì" a terra. E sulla morte ha "inciso" anche la sua patologia. "L'uomo sapeva - aveva aggiunto poi la pm - della sua situazione di salute compromessa". La morte, di fatto, "non fu voluta ma era prevedibile". La legale di parte civile, che rappresenta la famiglia della vittima, si era detta "d'accordo con la ricostruzione della Procura".