Frank Furedi, chi è l'autore del saggio "I confini contano" all'esame di Maturità 2026
CronacaUn testo che invita i maturandi a riflettere sul valore dei confini in un'epoca dominata dalla fluidità globale. La biografia e il pensiero del sociologo offrono una lettura critica dell'assenza di limiti nella società contemporanea. Il brano scelto dal Ministero mette al centro il "confine tra le generazioni", tema chiave della traccia
Il Ministero dell'Istruzione ha sorpreso i maturandi proponendo, tra le tracce del testo argomentativo della prima prova della maturità 2026, il saggio provocatorio del sociologo Frank Furedi, I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere. Una scelta che invita a interrogarsi sul valore dei limiti in un'epoca dominata dall'idea di fluidità globale, spingendo gli studenti a misurarsi con un pensiero controcorrente rispetto al mainstream contemporaneo. Il confine tra le generazioni è il fulcro del brano proposto, tratto dal volume di Furedi, che compare tra le tracce dell'esame. "È profondamente gratificante vedere un testo sull'importanza dei confini generazionali incluso negli esami di Stato italiani. L'educazione e l'ispirazione dei giovani sono sempre state al centro del mio lavoro. In un'epoca in cui i confini tra gioventù ed età adulta sono sempre più sfumati, e in cui molti adulti faticano ad assumersi le responsabilità della maturità, è fondamentale che i giovani si confrontino con queste questioni", ha dichiarao Frank Furedi all'Ansa. "Le società forti - sottolinea - dipendono da generazioni forti, guidate, stimolate e ispirate da chi le ha precedute. Investire nello sviluppo morale e intellettuale della prossima generazione non è semplicemente un compito educativo; è essenziale per il futuro e la sopravvivenza delle nostre nazioni".(SEGUI LA LIVE PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI)
Radici e carriera
Nato a Budapest nel 1947, Furedi incarna nella propria biografia la complessità della storia europea del Novecento. La sua famiglia lasciò l'Ungheria dopo la rivoluzione del 1956, trovando rifugio prima in Canada e poi nel Regno Unito, dove ha costruito la sua carriera fino a diventare Professore Emerito di Sociologia all'Università del Kent. Il suo percorso di migrante politico si intreccia con le riflessioni sul valore delle frontiere, offrendo uno sguardo privo di retorica e radicato nella storia. I suoi studi si sono concentrati sulla sociologia della conoscenza e dell'educazione, sul ruolo della paura e dell'incertezza, temi che rincorrono anche nel testo proposto ai maturandi.
Il teorico della "cultura della paura"
Prima di concentrarsi sul tema dei confini, Furedi si è imposto nel dibattito internazionale per i suoi studi sulla percezione del rischio. Nei suoi lavori più noti, come Cultura della paura, sostiene che le società occidentali siano ossessionate dall'eliminazione di ogni pericolo, generando cittadini più fragili e dipendenti dal controllo statale. Un'idea che ritorna anche nella traccia d'esame: l'assenza di limiti chiari non produce libertà, ma disorientamento.
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Un intellettuale fuori dagli schemi politici
La traiettoria politica di Furedi sfugge alle categorie tradizionali. Negli anni Settanta e Ottanta fu tra i fondatori del Revolutionary Communist Party britannico, per poi approdare a una critica severa del progressismo moderno, della cancel culture e dell'infantilizzazione degli studenti nelle università. Oggi collabora con think tank e riviste internazionali, venendo spesso descritto come un libertario di destra o un pensatore tradizionalista, anche se lui respinge preferendo presentarsi come difensore dell'umanesimo classico e della ragione.
Il brano proposto agli studenti
Il saggio scelto dal Ministero sintetizza il nucleo del pensiero di Furedi. Il passaggio selezionato recita: "Un'altra parola a cui talvolta si ricorre per riferirsi a questi venti-trentacinquenni è 'adultescenti' (adultescent), che in generale indica coloro che, rifiutando di sistemarsi e di assumersi impegni, vorrebbero piuttosto continuare a fare festa anche durante la mezza età [...] In un'epoca in cui il confine tra infanzia ed età adulta è più sfumato che mai, che cos'è che rende le persone mature? [...] L'indipendenza può diventare solitudine e la responsabilità può trasformarsi in stress". Il testo sottolinea come la cultura contemporanea tenda a idealizzare la puerilità, mentre maturità, responsabilità e impegno ricevono una validazione sempre più debole. Agli studenti viene chiesto di sviluppare una riflessione personale sul tema del "confine tra le generazioni", organizzando un testo coerente e coeso a partire dalle proprie conoscenze, esperienze e sensibilità.