Criminalità giovanile, per l’85% degli italiani pesa la famiglia assente. I dati Eurispes
CronacaIntroduzione
Il dato emerge dall’indagine Eurispes La criminalità giovanile. Fra rappresentazione e realtà, che prende in considerazione i fattori che nel corso degli ultimi anni possono aver influito sulle dinamiche giovanili, a cominciare dalla pandemia. L’indagine è stata realizzata anche con il contributo di dati fornito dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, che promuove specifiche iniziative di approfondimento a carattere interforze, cura l’analisi dei dati statistici di polizia criminale e si pone in correlazione con enti di ricerca nazionali, europei ed internazionali.
Quello che devi sapere
Periodo e fasce d’età dell’indagine
I dati forniti, viene spiegato, riguardano nel lungo periodo (2015-2025) le segnalazioni di giovani nella fascia d’età 14-24 anni, denunciati e/o arrestati per le tipologie di reato che destano maggiore allarme sociale. La scelta di focalizzare l’attenzione su una più ampia fascia d’età (14-24 anni) nasce dal riconoscimento dell’esistenza di caratteristiche comuni tra i minori di 14-17 anni e i giovani adulti tra i 18 e i 24 anni. In entrambe le fasce si verifica un intenso sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale: si affrontano sfide legate all’autonomia, all’inserimento sociale e alla costruzione di relazioni significative. Il bisogno di appartenenza al gruppo è molto forte per entrambe le categorie e le opinioni e i comportamenti dei coetanei esercitano una grande influenza.
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L’aumento delle segnalazioni dopo il Covid
Le segnalazioni totali riferite ai giovani nella fascia d’età 14-24 anni denunciati/arrestati sul territorio nazionale mostrano un trend in decremento nel lungo periodo (2015-2025) in particolare fino al 2020, per poi evidenziare un incremento del 2,54% dal 2024 al 2025. Le segnalazioni riguardano prevalentemente ragazzi italiani, con un incremento del 3,62% nel 2025 rispetto al 2024. Le segnalazioni riguardanti i giovani di nazionalità straniera, nel 2025 segnano un +1,37% rispetto al 2024. Cruciale è l’anno del Covid: le segnalazioni di minori tra i 14 e i 17 anni sono in costante flessione fino al 2020 e, successivamente, in aumento pressoché costante. Guardando invece alla fascia dei giovani adulti (18-24 anni) si evidenzia un significativo decremento nel lungo periodo (2015-2025) e, in particolare, tra il 2015 ed il 2020. Tuttavia, nel 2025 mostrano un incremento del 2,88% rispetto al 2024. In sintesi, l’anno del Covid ha inciso più sulla fascia dei 14-17enni che su quella dei giovani adulti, rappresentando una cesura per i più giovani, che si dimostrano più esposti ai fenomeni di devianza in seguito alle conseguenze della pandemia.
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Il furto è il reato più comune
Secondo l’indagine Eurispes, il furto è in assoluto il reato più comune commesso dai giovani, specialmente nella fascia minorile, e comprende una vasta gamma di condotte: dal taccheggio nei negozi al borseggio su mezzi pubblici, dal furto di motorini o biciclette fino ai furti in abitazione. I furti in esercizi commerciali (soprattutto di abbigliamento o di elettronica nelle grandi catene) sono spesso opera di minori, anche di ceto medio, talvolta riuniti in piccole bande. Un fenomeno emerso da alcune indagini è la spettacolarizzazione dei furti, filmati con lo smartphone per un bisogno di approvazione e consenso sui Social, che a sua volta ne alimenta la diffusione.
Tra il 2015 ed il 2025 le segnalazioni di giovani tra i 14 ed i 24 anni denunciati/arrestati per furto registrano un trend in significativa decrescita, in particolare fino al 2021, per poi riprendere fino al 2025. Non c’è una significativa differenza nei numeri tra adolescenti e giovani adulti, ad eccezione del 2025, quando diminuiscono le segnalazioni di furto tra i minori (7,48%), e aumentano tra i giovani adulti (2,01%).
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I dati complessivi sui reati
Dall’analisi complessiva dei dati relativi ai giovani di età compresa tra i 14 ed i 24 anni, tra il 2015 e il 2025 emerge un trend in aumento dei reati caratterizzati dall’uso della violenza (fisica e/o psicologica). In particolare, risultano in crescita le lesioni dolose (29,82%), le percosse (38,31%) e le risse (35,70%), a conferma di una progressiva diffusione dei comportamenti violenti tra i giovani. Di contro, tra i delitti più gravi si osserva una riduzione per il sequestro di persona (26,04%) e per l’omicidio consumato (40%), che rappresentano le uniche fattispecie con andamento decrescente nel lungo periodo.
Le armi
Negli eventi criminosi commessi dai ragazzi figurano sia le armi da fuoco o da taglio (coltelli, lame) sia altri oggetti quali bastoni, spranghe, tirapugni ed altri. Le armi da fuoco risultano minoritarie tra i giovani, per eventi relativamente rari e spesso legati alla criminalità organizzata. Negli episodi di violenza giovanile è molto più frequente il ricorso alle cosiddette armi bianche o da taglio, ad esempio i taser o storditori elettrici e lo spray urticante, sempre più in uso negli ultimi tempi. Le segnalazioni totali di giovani per reati in materia di armi evidenziano nel complesso una tendenza crescente. Dopo una fase iniziale di flessione tra il 2015 ed il 2020, si osserva un progressivo aumento a partire dal 2021, culminato nel 2025, con 9.762 segnalazioni per reati in materia di armi. Nel 2015 erano 6.640. Dopo una fase di flessione, dal 2020 si assiste ad un progressivo incremento degli autori di reato italiani, fino ad arrivare al 2025 con 5.316 segnalazioni.
Cause e fattori scatenanti alla base dei comportamenti dei giovani
Passando alle opinioni dei cittadini, l’indagine campionaria presso la popolazione realizzata dall’Eurispes contribuisce a delineare il quadro delle opinioni prevalenti tra i cittadini italiani, indagando sia le interpretazioni sociali del fenomeno della criminalità giovanile, sia le sue rappresentazioni più diffuse. Il fattore più rilevante nella diffusione della criminalità giovanile riguarda, secondo gli intervistati, l’inadeguatezza della famiglia (19%). A seguire la mancanza di una cultura della legalità (18,9%), la carenza di opportunità lavorative (13%), il disagio economico (12,2%),l’influenza esercitata dal mondo del Web (9,4%), la limitata presenza delle Istituzioni statali nei territori (6,6%), il potere delle organizzazioni criminali (6,4%), la mancata integrazione sociale (5,3%) e l’inadeguatezza del sistema scolastico (3,6%).
I fattori che influiscono negativamente sui giovani contribuendo a favorire comportamenti violenti sarebbero, stando all’opinione dei cittadini intervistati, l’assenza o la distrazione della famiglia, giudicata “abbastanza” (35,3%) o “molto” (50,2%) influente nell’85,5% dei casi. Seguono il contesto sociale degradato (77,4%), un’educazione troppo permissiva (75,3%), la mancanza di autorevolezza delle Istituzioni (73,1%), l’esclusione sociale (70,9%) e il fallimento educativo della scuola (69,2%). Il desiderio di ribellione giovanile rappresenta l’elemento con la quota più contenuta di attribuzioni di responsabilità (60,1%).
Violenza giovanile e percezione del luogo in cui si vive
La percezione della sicurezza riguardo alla violenza giovanile divide quasi a metà la popolazione: il 46% giudica positivamente la situazione della città o località in cui vive, mentre il 44,5% esprime un giudizio negativo. Il senso di insicurezza è più accentuato nelle regioni del Nord-Ovest (51,6%). Al contrario, una maggiore sicurezza del luogo in cui si vive rispetto ai fenomeni di violenza giovanile viene espressa soprattutto dagli abitanti del Sud (51,6%) e delle Isole (55,2%). La diffusione di comportamenti devianti o illeciti da parte dei giovani rispetto al passato è aumentata secondo il 46,7% dei cittadini. Segue il 33,1% di chi giudica il fenomeno come stabile, mentre una quota decisamente più contenuta (10,3%) ritiene che tali comportamenti siano diminuiti. Il 9,9% non ha espresso un’opinione in merito.
A spaventare è la microcriminalità
Sul piano della sicurezza, il 36,9% dei cittadini si sente minacciato dalla microcriminalità. I reati di piccola entità e diffusi, non necessariamente legati a fenomeni organizzati, sono considerati la principale forma di insicurezza nella quotidianità. La criminalità organizzata, inclusa la mafia, è indicata nel 26,1% dei casi come seconda fonte di minaccia più rilevante, mentre le gang giovanili sono menzionate dal 17,4%. La microcriminalità risulta la minaccia più frequentemente indicata nella maggior parte delle aree del Paese, con valori superiori al 30% e punte oltre il 40% nel Nord-Ovest e Nord-Est. Nel Centro prevale invece la criminalità organizzata, mentre nelle Isole si registra una percentuale particolarmente elevata di segnalazioni legate alle gang giovanili. Nei territori del Nord-Est e del Sud, oltre un quinto del campione non indica fonti particolari di minaccia in àmbito della sicurezza.
Le bande giovanili
I dati raccolti offrono un’indicazione del grado di consapevolezza dichiarata rispetto alla presenza di bande giovanili nei contesti locali. Il 52% dei cittadini dichiara di non avere alcuna informazione in merito. Il 33,5% riferisce di aver appreso dell’esistenza di bande giovanili in modo indiretto, tramite racconti di parenti, amici o conoscenti. Il restante 14,5% afferma di essere a conoscenza del fenomeno per esperienza diretta, avendolo vissuto personalmente o attraverso un contatto concreto.
A integrazione dell’analisi sulla presenza territoriale delle bande giovanili, i dati dell’indagine offrono un quadro piuttosto chiaro delle condotte più frequentemente associate alle bande giovanili. Ai primi posti si collocano gli episodi di insulti e derisione (68,5%) e gli atti di vandalismo (67,3%), seguiti dalle minacce (60,8%) e dalle aggressioni fisiche (46,8%). Percentuali non trascurabili riguardano anche i reati minori: il 43,4% dei cittadini segnala scippi e borseggi, mentre il 42,6% cita furti di automobili o motorini. Meno frequente, ma comunque elevata, è l’associazione con episodi di molestie o violenza sessuale, indicata dal 25,4% del campione.
Secondo il 42,4% degli interpellati le bande giovanili sono formate da ragazzi italiani e stranieri insieme, a indicare una visione del fenomeno come realtà eterogenea e mista. L’idea di gruppi composti esclusivamente da stranieri è indicata nel 25,4% dei casi, mentre nel 16,6% si fa riferimento a bande formate solo da italiani. I contesti in cui, secondo i cittadini, le gang giovanili risultano maggiormente operative sul territorio e i luoghi ritenuti più frequentemente associati alla loro attività sono le periferie (24,3%), i locali notturni (14%) e gli spazi aggregativi giovanili, come piazze e centri sportivi (12,8%), mentre valori più contenuti si rilevano per il centro storico (9,6%) e per le scuole (4,6%). Nella maggior parte dei casi (32%), però, la risposta dei cittadini è stata “ovunque”.
Quasi sette cittadini su dieci (69%) dichiarano di aver evitato, almeno una volta, alcune aree del proprio territorio perché considerate frequentate da gang giovanili. Nel dettaglio, il 34,6% afferma di aver evitato tali zone in modo occasionale, mentre il 25% riferisce di farlo con frequenza. Un ulteriore 9,4% adotta sistematicamente questa strategia, evitando sempre determinati spazi urbani.
Quali strategie per affrontare il problema della criminalità giovanile
Secondo i cittadini, per affrontare il fenomeno occorrerebbe soprattutto rafforzare la presenza delle Forze dell’ordine sul territorio nazionale (15,5%), seguita dall’inasprimento delle pene anche nei confronti dei minori (15,2%). Quasi con la stessa incidenza, il 14,7% propone di promuovere l’educazione alla legalità all’interno delle scuole, mentre il 14% ritiene utile incentivare la creazione di spazi di aggregazione giovanile positivi, come centri sportivi, culturali o ricreativi. Interventi di tipo sociale trovano espressione nel 13,6% delle risposte, che individuano nel sostegno all’occupazione giovanile una possibile leva di prevenzione, e nell’8,8% che menziona il supporto alle famiglie in difficoltà. Inoltre, l’8,7% attribuisce efficacia alla limitazione dell’accesso degli immigrati. Molto contenute le indicazioni relative alla promozione di un uso corretto del Web (6%) e di chi fa riferimento ad altre misure non comprese tra quelle proposte (3,5%).
Note metodologiche
L’indagine campionaria è stata realizzata su un campione probabilistico stratificato in base alla distribuzione della popolazione per sesso, classe d’età (18-24 anni; 25-34 anni; 35-44 anni; 45-64 anni; 65 anni ed oltre) ed area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole) risultante dai dati dell’ultimo Censimento Istat. La rilevazione è stata realizzata tramite la somministrazione face to face di un questionario semistrutturato ad alternative fisse predeterminate, composto da domande a risposta chiusa. I questionari compilati e analizzati sono stati complessivamente 1.090. e sono stati somministrati tra maggio e giugno 2025.
Il ruolo dei social
Un’ulteriore ricerca, condotta dall’Eurispes su un arco temporale che va dal 2023 al primo semestre del 2025, ha analizzato cinque piattaforme (TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e X) per individuare pattern, hashtag e profili legati alla criminalità giovanile, e valutare come i contenuti digitali si traducano in violenza reale. La quasi totalità dei contenuti rilevanti è stata trovata su TikTok. Le altre piattaforme risultano marginali: Instagram e YouTube sono frenate da policy restrittive, Facebook è poco usato dai giovani, X è frequentato soprattutto da ambienti politici radicali. TikTok invece, pur vietando contenuti esplicitamente sessuali, risulta permeabile a materiale violento non esplicito, amplificato dalla logica algoritmica che propone contenuti sempre più mirati all’utente.
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