Per gli organizzatori, l'associazione ha "la responsabilità di non aver preso e non intende prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza". Per questo non ci sono "condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata". Dura la risposta degli esclusi: "La salute delle democrazie si vede da come vengono trattate le minoranze. Non si può essere complici della discriminazione e sfilare accanto a chi caccia una minoranza"
Il "genocidio a Gaza" irrompe sul Roma Pride 2026 e divide la comunità Lgbtqia+. A meno di un mese dalla parata del 20 giugno, l'organizzazione della manifestazione ha deciso di escludere dalla sfilata le associazioni ebraiche Keshet Italia e Keshet Europe, accusandole di non aver preso le distanze dal "genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele". Una scelta che ha subito provocato accuse di discriminazione e un acceso confronto politico. Nel comunicato diffuso sui social, il coordinamento del Pride spiega che "non vi sono le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata". Il Pride è "una manifestazione aperta e libera", hanno scritto gli organizzatori sottolineando però che i carri rappresentano "una responsabilità politica" e richiamano il documento della manifestazione, nel quale "la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara".
Keshet: "Applicate dinamiche di esclusione identitaria"
L'organizzazione precisa di distinguere "fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone Lgbtqia+", ma attribuisce a Keshet "la responsabilità di non aver preso e non intende prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza". Da qui l'esclusione del carro dalla parata del 20 giugno. L'organizzazione Keshet Italia replica denunciando un atto "senza precedenti" e accusa il Roma Pride di applicare "dinamiche di esclusione identitaria". "La nostra colpa? Essere ebrex", afferma l'associazione, che chiede l'intervento del Campidoglio e delle istituzioni: "Chiediamo una presa di posizione netta del Sindaco e del Comune di Roma e di non presenziare la manifestazione".
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Comunità Ebraiche Italiane: "Forte preoccupazione"
Immediata la reazione dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che parla di "forte preoccupazione e profonda contrarietà". Per l'Ucei, la scelta rischia di trasformarsi in "un test ideologico" incompatibile con "i principi di pluralismo, inclusione e libertà di espressione che costituiscono il fondamento stesso delle manifestazioni Pride". "I Pride sono nati per includere non per escludere", sottolinea. Critiche arrivano anche dal mondo politico. Ivan Scalfarotto (Iv) definisce la decisione "assurda", mentre Daniele Nahum (Azione) parla di "liste di proscrizione". E da Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, che auspica "un ripensamento" da parte degli organizzatori. La decisione è arrivata mentre la Capitale si prepara ad aprire ufficialmente l'edizione 2026. Giovedì alle Terme di Caracalla prenderà infatti il via la Pride Croisette, il villaggio culturale della manifestazione che per 24 giorni ospiterà oltre 50 appuntamenti tra incontri, concerti e spettacoli. Alla serata inaugurale parteciperanno anche la cantante Margherita Vicario e il sindaco Roberto Gualtieri. "Una città aperta, plurale, inclusiva e accessibile", le parole del portavoce Mario Colamarino per il lancio della Croisette. Ma la comunità è netta: si tratta di "una deriva teocratica inquietante", afferma il direttore del museo della Brigata ebraica di Milano Davide Romano, secondo cui l'esclusione di Keshet "ricorda" quanto avvenuto nei cortei del 25 aprile.