Morte avvelenate, padre e figlia sentiti di nuovo dalla Polizia: slitta risultato autopsie

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Sono tornati in questura Gianni Di Vita e sua figlia Alice. Hanno fornito volontariamente i codici di sblocco dei cellulari di Antonella e Sara. Intanto dopo la nomina di Locatelli come consulente tecnico della procura, slittano di un mese anche i risultati degli esami sui corpi

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Nulla di nuovo al momento sui contenuti delle deposizioni di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne di Pietracatella morte avvelenate con la ricina dopo Natale e della figlia Alice Di Vita. Entrambi hanno fornito volontariamente agli investigatori i codici di sblocco dei cellulari di Antonella e Sara. Intanto dopo la nomina di Locatelli, come consulente tecnico della procura, slittano di un mese anche i risultati delle autopsie. L'inchiesta per duplice omicidio premeditato è ancora contro ignoti, mentre cinque medici che si occuparono di madre e figlia nelle ore precedenti ai decessi restano indagati per omicidio colposo.

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Padre e figlia convocati in questura

Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso hanno voluto sentire per nuovamente padre e figlia, Gianni e Alice Di Vita come testimoni. È stata sentita prima Alice, che infatti ha lasciato gli uffici della Polizia nel tardo pomeriggio di ieri. Poi è toccato a Gianni Di Vita, il  marito e padre delle due donne di Pietracatella morte avvelenate con la ricina. Nulla trapela al momento sui contenuti delle deposizioni, ma è evidente che le nuove convocazioni sono legate a nuovi elementi raccolti in queste settimane dagli investigatori.

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Gianni Di Vita e figlia Alice danno codici di sblocco telefonini

Gianni Di Vita e sua figlia Alice in questura hanno fornito volontariamente i codici di sblocco dei cellulari di Antonella e Sara. Intanto, sempre in questura a Campobasso, proseguono le operazioni, iniziate venerdì scorso, per l'estrazione dei dati dai dispostivi elettronici sequestrati dalla casa della famiglia Di Vita a Pietracatella. Gli esperti informatici hanno terminato il lavoro sui due smartphone appartenuti ad Antonella Di Ielsi e a sua figlia Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina dopo Natale, e proseguono ora sugli altri apparecchi. 

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Nuova proroga di un mese per consegna esiti delle autopsie

Intanto dopo la nomina di Locatelli, come consulente tecnico della procura, slittano di un mese anche i risultati delle autopsie. La dottoressa Benedetta Pia De Luca, dovrà consegnare entro il prossimo 30 giungo le relazioni degli esami, svolti sui corpi di Sara Di Vita e Antonella.  Nella giornata di ieri, gli investigatori avevano convocato in questura anche Isuccia, l’anziana zia di Gianni Di Vita, per chiarire alcuni passaggi legati alle ore precedenti la tragedia. L’audizione è durata un paio d’ore. La donna ha preparato la torta consumata a Natale dalla famiglia Di Vita. È stata convocata per chiarire i contenuti delle sue dichiarazioni, su presunti retroscena familiari, rilasciate ad alcune emittenti televisive nazionali.

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La Procura di Larino convoca nuovi consulenti tecnici

L’incarico di collaborare alle indagini è stato conferito dalla procura di Larino al professor Carlo Locatelli e al professor Daniele Merli. Il lavoro di Locatelli dunque, dopo avere scoperto la ricina nel sangue delle vittime, non è finito. Una scelta, questa, motivata dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, con l'opportunità di ampliare il collegio dei consulenti tecnici con uno specialista tossicologo e uno specialista chimico forense. Questo perché bisogna procedere ad accertamenti tecnici non ripetibili in merito alla "compatibilità delle risultanze autoptiche con ingestione di ricina, con l'esame dei reperti sequestrati o acquisiti, e il cui stato può essere soggetto a modificazione con il decorso del tempo, stante la marcata degradabilità". L'inchiesta per duplice omicidio premeditato è ancora contro ignoti, mentre cinque medici che si occuparono di madre e figlia nelle ore precedenti ai decessi restano indagati per omicidio colposo. 

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