Omicidio Diviesti, Dda Bari: "Ucciso per un debito di 330 euro". 15 misure cautelari

Cronaca
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Francesco Diviesti fu ucciso un anno fa e il corpo dato alle fiamme in una zona isolata dell'Alta Murgia. Oggi sono state eseguite 15 misure cautelari personali emesse dal gip di Bari e dal giudice del Tribunale speciale di primo grado anticorruzione e criminalità  organizzata di Tirana, nell'ambito di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata albanese

 

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Omicidio premeditato con l'aggravante del metodo mafioso, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione personali, riciclaggio internazionale di denaro contante dall'Italia all'Albania: sono le accuse contestate, a vario titolo, alle 15 persone , tra cui quattro donne che questa mattina sono state raggiunte da provvedimenti cautelari emessi su richiesta della Dda di Bari e della Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, coordinate da Eurojust. 

Arrestati i presunti esecutori materiali de delitto del parrucchiere 

Tra gli indagati ci sono i tre presunti responsabili dell'assassinio tra cui il presunto autore del delitto: Igli Kamberi, un 41enne albanese che controllava e gestiva lo spaccio di sostanze stupefacenti "con metodo mafioso" a Barletta. Con lui c'erano, al momento del delitto, due italiani, un uomo e una donna di Barletta, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del delitto e "omesso di riferire all'autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza", spiegano gli investigatori. 

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Vittima bruciata tra copertoni dopo lite e spari

 A uccidere Diviesti sono state due persone e il suo delitto arriva dopo una tentata estorsione per un debito da 500 euro, passato poi a 300 con il noleggio di un'auto in favore del principale indagato, il 41enne Igli kamberi. "Diviesti contesta il chilometraggio dell'auto noleggiata e questo atteggiamento è interpretato come un'offesa perché così il 26enne ha messo in discussione il ruolo apicale del 41enne, la sua parola. Un'offesa da lavare col sangue secondo il più arcaico linguaggio del potere mafioso", ha spiegato l'aggiunto Giuseppe Gatti, coordinatore della Dda barese. "La paura resta l'arma più efficace su cui fare leva, e lo conferma una dichiarazione di un amico del 26enne che dopo aver riferito della tentata estorsione e dopo il ritrovamento del cadavere, è tornato dagli inquirenti per ritrattare perché aveva fatto i nomi di persone a suo dire, pericolose", ha continuato Chimienti. La distruzione del cadavere del 26enne è "un messaggio per tutti: chi sbaglia, paga. Col sangue", ha evidenziato il procuratore Roberto Rossi. 

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