Bambino picchiato e costretto a lavorare in stalla: genitori a processo a Treviso

Cronaca

Dopo il racconto a un'insegnante è scattata l’indagine dei carabinieri. Secondo quanto ricostruito, il 13enne subiva maltrattamenti in famiglia ed era costretto a lavorare nella stalla prima e dopo la scuola. Il processo nei confronti dei genitori è stato rinviato al 15 ottobre

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Un bambino di quasi 13 anni del Montebellunese avrebbe subito per anni maltrattamenti all’interno della propria famiglia, oltre a essere costretto a lavorare nella stalla prima e dopo la scuola. La vicenda, riportata dal Corriere del Veneto, è approdata giovedì in tribunale a Treviso, dove i genitori, una coppia di cinquantenni italiani, devono rispondere di maltrattamenti in famiglia in concorso. L’indagine dei carabinieri di Montebelluna, coordinata dal sostituto procuratore Davide Romanelli, è partita nel marzo 2025 dopo il racconto fatto dal minore alla sua insegnante di sostegno. 

Le indagini e il processo 

 

In occasione della festa del papà, la docente gli aveva chiesto se avesse preparato un pensiero per il padre. A quel punto il bambino, che allora aveva 11 anni, scoppiando in lacrime, avrebbe raccontato di non festeggiare quella ricorrenza e di subire continue percosse da parte del genitore, definito “cattivo”. Dopo il racconto del minore, la docente ha informato la preside ed è stato attivato il protocollo di tutela, con un’audizione protetta del minore svolta all’interno dell’istituto. Agli inquirenti il bambino avrebbe descritto un’esistenza scandita dai ritmi della stalla di famiglia piuttosto che da quelli della scuola. Secondo quanto riferito, ogni mattina veniva svegliato all’alba per accudire gli animali e pulire l’ovile. Attività che si ripetevano anche nel pomeriggio dopo il rientro da scuola. Il minore avrebbe inoltre riferito di frequenti punizioni fisiche da parte del padre, che in alcune occasioni avrebbe utilizzato anche una cintura per colpirlo. Stando al suo racconto, anche i fratelli maggiori avrebbero avuto comportamenti violenti nei suoi confronti.

 

Processo rinviato a ottobre 

 

Le indagini si sono concentrate sulle intercettazioni ambientali e sulle riprese video delle telecamere installate dai carabinieri all’interno dell’abitazione. Secondo quanto emerso, i filmati avrebbero documentato episodi di violenza nei confronti del bambino: il padre avrebbe urlato, insultato e colpito il figlio, intimandogli poi di restare in silenzio per evitare ulteriori punizioni. Gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito il ruolo della madre, che secondo l'accusa non sarebbe intervenuta per difendere il figlio né avrebbe denunciato i maltrattamenti. La vicenda si è conclusa nel maggio 2025, quando un nuovo episodio di violenza ha portato all’arresto dell’uomo e all’allontanamento del minore dalla casa familiare. Il bambino è stato trasferito in una struttura protetta, dove ha iniziato un percorso di recupero. Il processo nei confronti dei due genitori è stato rinviato al 15 ottobre. In quella data il tribunale potrebbe emettere la sentenza dopo l’analisi del materiale raccolto dagli investigatori.

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