Palermo, 7 persone intossicate dopo aver mangiato tonno rosso: uno in terapia intensiva

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Uno di loro è ricoverato in terapia intensiva. I consumatori hanno subito accusato nausea e altri sintomi tipici dell'intossicazione. C'è il sospetto che il pesce potesse contenere un alto livello di istamina, una sostanza tossica derivata dalla degradazione delle carni di tonno che, a dosi elevate, può causare la sindrome sgombroide

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Sette persone sono rimaste intossicate dopo aver mangiato tonno rosso a Palermo. Uno è ricoverato nel reparto di terapia intensiva all'ospedale Villa Sofia, gli altri sono in osservazione nei pronto soccorso negli ospedali Civico, Ingrassia e Policlinico. Tre degli intossicati fanno parte dello stesso nucleo familiare. Carabinieri del Nas di Palermo, guidati dal tenente colonnello Luigi Pacifico, hanno individuato la pescheria dove è stato venduto il tonno. I consumatori hanno subito accusato nausea e altri sintomi tipici dell'intossicazione. C'è il sospetto che il pesce potesse contenere un alto livello di istamina, una sostanza tossica derivata dalla degradazione delle carni di tonno che, a dosi elevate, può causare la sindrome sgombroide. I sintomi con cui si manifesta sembrano simili a quelli di una normale allergia.

Cos'è la sindrome sgombroide e quali sono i sintomi

"L’episodio riporta l’attenzione sulla sindrome sgombroide, una tra le più insidiose patologie di origine alimentare. Sebbene il quadro clinico possa inizialmente sovrapporsi a quello di una reazione anafilattica, ci troviamo di fronte a un fenomeno di natura tossicologica ben definito". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. Il nome della sindrome deriva dalla famiglia degli Scombridae (tonno, sgombro, palamita), pesci caratterizzati da un’elevata presenza dell'aminoacido L-istidina nei tessuti muscolari. "La sindrome sgombroide è, infatti, un’intossicazione alimentare causata dall’ingestione di elevate quantità di istamina. Dal punto di vista della classificazione, si colloca in una zona grigia tra l’allergologia e la tossicologia: viene infatti definita 'Par', ovvero una Reazione pseudo-allergica. A differenza dell'allergia alimentare classica, sostenuta da dinamiche immunologiche mediate dalle IgE del paziente, qui la reazione non dipende dalla sensibilità individuale, ma dalla dose di tossina presente nell'alimento. Chiunque, allergico o non allergico, se esposto a una concentrazione sufficiente di quella sostanza, manifesterà i sintomi", dice ancora l'esperto.

La causa è quasi sempre la cattiva conservazione

La causa è quasi sempre una cattiva conservazione. Se il pesce (tonno, sgombro, sardine) non viene refrigerato subito, alcuni batteri iniziano a degradare un amminoacido del pesce chiamato istidina, trasformandolo in istamina. "Il processo patogenetico si innesca quando la catena del freddo viene compromessa" spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica. "In condizioni di temperatura inadeguata, batteri con attività istidina-decarbossilasica proliferano, convertendo l'istidina in istamina. Tale molecola è estremamente stabile: resiste alla cottura, al congelamento e ai processi di inscatolamento. Pertanto, un pesce contaminato rimane tossico indipendentemente dal trattamento termico subito".

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