Michele Serra: "Il mio cane Osso sbranato da lupi, servono interventi"

Cronaca

Il giornalista e scrittore ha raccontato nella sua newsletter la perdita del suo cane, divorato dai lupi in Val Tidone. Il presidente di "Io non ho paura del lupo", Daniele Ecotti: "Il tuo racconto può essere facilmente strumentalizzato da chi non aspetta altro che trasformare il dolore in consenso contro i lupi" 

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Il giornalista e scrittore Michele Serra ha raccontato nella sua newsletter per il Post "Ok, boomer", la perdita del suo cane Osso (a cui aveva anche dedicato un libro per ragazzi), sbranato dai lupi in Val Tidone. "So bene delle guerre, del caos che regna nel mondo, dello scandalo e del dolore di migliaia di esseri umani ammazzati, deportati, imprigionati ogni giorno, tutti i giorni. Per non dire del dolore che è spalmato nella vita normale di tutti. Non oso paragonare la mia briciola di morte, solo perché è mia, al sontuoso banchetto che ogni giorno, ogni ora, la morte allestisce in mezzo agli umani. Ma chi ha un cane sa, capisce. Chi ha un cane conosce il profondo rapporto fisico, di gesti, di contatti, di richiami, che lega ogni cane alla sua famiglia: il dolore è fisico, quando scompare un cane, perché era meravigliosamente fisica la sua presenza" scrive Serra.

"Sulla presenza dei lupi servono interventi"

Serra dedica poi gran parte del suo articolo alla presenza dei lupi nel nostro Paese. "Scuramente non è un problema primario di questo paese. Ma è un problema primario per chi vive in montagna e nella natura aperta" scrive il giornalista per poi aggiungere che "l’Italia è il paese che, largamente, ne ha di più: forse intorno ai quattromila esemplari, valutando il probabile aumento dall’ultimo censimento (2021), che ne contava 3.300". Serra sottolinea poi la differenza tra considerare il lupo specie "rigorosamente protetta" oppure solo "protetta", come dicono le nuove regole della Ue: "La differenza tra i due status è notevole perché nel secondo caso si può procedere, su indicazione delle autorità, all’abbattimento o al trasferimento di alcuni capi. Insomma, si può cercare di contenere il numero laddove sia necessario farlo. E non è la stessa cosa, rispetto all’idea che “il lupo non si tocca". Ma, prosegue, "la netta impressione è che le autorità locali e nazionali, strette tra l’intransigenza animalista (poco disposta, per vizio ideologico, a fare i conti con la natura per quella che è) e la voglia di “farsi giustizia da soli” di chi si sente concretamente minacciato dai lupi (vedi la recente, orribile strage di lupi in Abruzzo), abbiano timore a decidere alcunché. Prendono tempo. Ma quando non si governa un fenomeno, sfugge di mano”. 

Gli animalisti: "Coabitare non è gratis, ci sono dei rischi"

Alle parole di Serra,  è seguita la risposta di Daniele Ecotti, presidente dell’associazione "Io non ho paura del lupo", con una lunga lettera aperta. La lettera, nel riconoscere il dolore per la perdita di un animale domestico, sottolinea che la presenza del lupo comporta rischi concreti che possono e devono essere gestiti: "Coabitare non è gratis. Non lo è per chi alleva, non lo è per chi coltiva, non lo è nemmeno per chi vive in montagna con un cane, un gatto, un pollaio, un orto, un frutteto, un pezzo di vita all’aperto". "Un cane lasciato libero e senza controllo, soprattutto al crepuscolo o di notte, in un’area di presenza stabile del lupo, è esposto a dei rischi" prosegue Ecotti, che vede un rischio, nell'articolo di Serra. "Tu - scrive - hai una voce forte. Hai una scrittura capace di arrivare a molte persone. Le tue parole pesano, soprattutto oggi. Pesano perché arrivano in un momento in cui il dibattito sul lupo è già saturo di paura, rabbia, propaganda, semplificazioni e disinformazione. Pesano perché un racconto privato, legittimo e doloroso, prende la pancia. E quando prende la pancia può essere facilmente strumentalizzato da chi non aspetta altro che trasformare il dolore in consenso contro i lupi". 

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