Secondo il legale della famiglia, cinque relazioni dell’Heart Team, tutte con esito negativo sulla trapiantabilità, non sarebbero state consegnate ai periti del gip. Documenti ritenuti centrali per ricostruire tempi e responsabilità. Per questo, viene annunciata una integrazione di querela: "E' la terza volta che succede - afferma l'avvocato - Vogliamo capire perché"
Nuovi sviluppi nell’inchiesta sul decesso del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni morto dopo un trapianto effettuato con un cuore danneggiato dal trasporto in ghiaccio secco all’ospedale Monaldi di Napoli. Secondo il legale della famiglia, Francesco Petruzzi, al collegio dei periti nominato dal gip del Tribunale di Napoli non sarebbero state consegnate cinque relazioni dell’Heart Team, il gruppo di medici incaricato di valutare la nuova trapiantabilità del bambino dopo il fallimento del primo intervento. L’Heart Team era un gruppo di esperti, inizialmente interno al Monaldi e poi allargato a centri di eccellenza, che - fa notare il legale - aveva espresso in tutte le relazioni un giudizio negativo sulla possibilità di un nuovo trapianto, valutazione che avrebbe trovato un unico medico contrario, il dottor Guido Oppido, oggi tra gli accusati di omicidio colposo e di falso in relazione alla morte del piccolo paziente.
Assenza atti emersa in incidente probatorio
L'assenza di questi atti è emersa durante l’incidente probatorio sui due cuori, in corso al Policlinico di Bari, fase cruciale dell’inchiesta perché destinata a cristallizzare le prove sullo stato degli organi e sulle decisioni cliniche adottate. “Abbiamo dovuto depositare noi queste relazioni poche ore fa sia al gip che alla Procura: sono verbali dell’Heart Team essenziali per l’incidente probatorio. È inconcepibile che non sia stata consegnata spontaneamente una documentazione clinica così rilevante. Dobbiamo capire se si tratti di errori o di una volontà di occultare documenti: in ogni caso parliamo di atti clinici imprescindibili”, afferma il legale.
Avvocato: "Pronta integrazione querela"
Per la difesa della famiglia Caliendo, si tratta di documenti centrali per ricostruire la sequenza degli eventi clinici e le scelte effettuate nelle settimane successive al primo trapianto: "E' pronta una integrazione di querela - afferma Petruzzi - Poiché si tratta della terza volta che emergerebbero criticità nella trasmissione degli atti" e, sottolinea, “a questo punto bisogna capire se ci sia una volontà oppure no”. Se venisse confermata la mancata trasmissione di questi atti agli inquirenti, secondo il legale potrebbero emergere profili di rilievo penale, anche in relazione a eventuali omissioni o sottrazione di documentazione clinica. Gli accertamenti sono in corso.