Omicidio a Massa, uno dei fermati: “Bongiorni ha dato testata al mio amico”

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Giacomo Bongiorni è stato ucciso con calci e pugni in piazza, davanti al figlio. In mattinata udienza di convalida e interrogatori di garanzia per i due maggiorenni fermati domenica perché gravemente indiziati per l'accusa di omicidio volontario. C'è stata una discussione ma "sembrava finita là”, poi "Bongiorni" è tornato "e ha assestato una testata a uno", ha detto il 19enne Carutasu al Gip. Il legale del 23enne Miron: "Ha detto di non averlo sfiorato". Domani udienza per il 17enne

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Stamattina, nel carcere di Massa, si è tenuta l’udienza di convalida e gli interrogatori di garanzia per Ionut Alexandru Miron, 23 anni, e Eduard Alin Carutasu, 19 anni: i due ragazzi, da domenica scorsa, sono sottoposti a fermo perché gravemente indiziati per l'accusa di omicidio volontario nella morte di Giacomo Bongiorni. L’uomo è stato ucciso in piazza a Massa, davanti al figlio e ad altri parenti, con calci e pugni. L’autopsia e l’analisi delle immagini della videosorveglianza hanno rivelato lesioni letali provocate dai colpi tirati con forza alla testa del 47enne. "Bongiorni ha dato una testata al mio amico", ha detto Carutasu al Gip, secondo le parole del suo avvocato. Il legale di Miron: "Ha detto di non averlo sfiorato". Ieri sera, intanto, migliaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata per ricordare Bongiorni.

Udienza di convalida e interrogatori

L'udienza col gip si è tenuta nel carcere di Massa. Ionut Alexandru Miron, 23 anni, e Eduard Alin Carutasu, 19 anni, sono gravemente indiziati per l'accusa di omicidio volontario. I due giovani, di origine romena, sono residenti a Montignoso e Marina di Massa. Domani, invece, si terrà a Genova l'udienza di convalida del fermo per il 17enne massese accusato di omicidio aggravato in concorso e rissa aggravata.

Uno dei fermati: “Testata di Bongiorni”

"Dopo che i ragazzi hanno raccolto i vetri di una bottiglia" c'è stata una discussione tra i due gruppi, ma "la cosa sembrava finita là”. Poi "Bongiorni" e tornato verso di loro "e ha assestato una testata a uno" mentre il cognato "si è fatto sotto". Secondo quanto riferito dal suo avvocato Enzo Frediani, sarebbe stata questa la posizione di Eduard Carutasu davanti al Gip. A quel punto, ha aggiunto il legale, "Carutasu e un altro sono andati incontro al cognato e lo hanno bloccato e colpito”. Intanto, secondo la versione di Carutasu, “proseguiva l'altro scontro perché il ragazzo che ha avuto la testata ha reagito e colpito con pugni" Bongiorni. Secondo l’avvocato, Carutasu ha poi tirato un calcio "alla testa" di Bongiorni "mentre era già a terra ma per rabbia", "non con effetto mortale", "non è un calcio dato per far male, né per uccidere né per ferire", è un calcio "modesto, dato mentre Caratasu si allontana con gli altri". "Il mio assistito non è coinvolto in un concorso materiale dell'omicidio, non ha dato contributo a causare la morte" di Bongiorni, ha aggiunto.

La ricostruzione di uno dei fermati

Uscendo dal carcere di Massa, l’avvocato Frediani ha aggiunto: "La rissa, perché di rissa parliamo, ci sono gruppi contrapposti, è iniziata per un comportamento della controparte e non dei giovani di cui faceva parte Carutasu, il mio assistito. In sostanza non è vero che questi giovani si stavano comportando male, che avevano lanciato delle bottiglie contro delle vetrate", anzi "ho visto dalle tv che la vetrata del kebab è infranta in un punto, ma è da mesi che è infranta", dunque "non è vero che stavano lanciando le bottiglie". La rissa, secondo il legale, è scaturita "da una cosa fortuita. Mentre scherzavano a due di questi giovani è caduta una bottiglia a terra e gli è stato detto giustamente di raccogliere i vetri. Questo è stato fatto, i ragazzi hanno raccolto tutti i vetri. La cosa sembrava finita lì, dagli atti risulta che era finita lì. Tanto è vero che il cognato e Bongiorni sono tornati dove erano prima dopo aver avuto un colloquio con uno dei giovani del gruppo a cui apparteneva Carutasu. Sembrava tutto finito lì e invece poi Bongiorni è tonato nei pressi dei giovani con cui aveva avuto un piccolo alterco prima e gli ha assestato una testata. E dopo questa cosa il cognato si è fatto sotto impugnando una bottiglia, come se caricasse un pugno". Sempre riportando quanto ricostruito dal suo assistito, l’avvocato ha aggiunto: "A questo punto Carutasu con un altro sono andati incontro al cognato del Bongiorni", Gabriele Tognocchi, "lo hanno bloccato e lo hanno colpito, ne è nato uno scambio di colpi. Nel frattempo però andava avanti l'altro scontro, perché il ragazzo che aveva subito la testata ha reagito e ha colpito con dei pugni" la vittima ma "il mio assistito - ha concluso il difensore - ha partecipato alla fase che riguarda il cognato".

Il racconto dell’altro fermato

Uscendo dal carcere di Massa ha parlato anche l'avvocato Giorgio Furlan, difensore di fiducia di Alexandru Miron. "Il mio assistito contesta ogni addebito e ha detto di non aver sfiorato" Giacomo Bongiorni, “ovviamente è dispiaciutissimo per quanto accaduto" ma "estraneo alla parte dei fatti che vedono come esito finale" la morte del 47enne, ha detto l’avvocato. Anche Mirno ha risposto alle domande del gip nell'interrogatorio di garanzia all'udienza di convalida del fermo. Alla domanda se Miron si sia scontrato con Gabriele Tognocchi - che ha riportato fratture al setto nasale e a una gamba - l'avvocato Furlan ha commentato: "Così parrebbe". "Per ora" la vicenda "l'hanno qualificata in rissa", ha aggiunto. 

Le indagini

Gli inquirenti hanno individuato cinque persone che hanno partecipato al pestaggio: sono tutti accusati di omicidio volontario, ma le posizioni degli indagati sono ancora da delineare. Al momento gli arrestati sono tre: i due maggiorenni, entrambi in carcere a Massa, e il 17enne. Dagli accertamenti è emerso che il 17enne, portato in un centro per minori a Genova, fino a tre anni fa praticava boxe agonistica a Massa e ha vinto anche tornei. Poi ci sono altri due 16enni rimasti a piede libero. Per i tre minori c'è l'accusa aggiuntiva di rissa aggravata.

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Piantedosi: “Vicenda che impone una seria riflessione”

"Il tragico episodio di Massa Carrara, i cui autori sono stati prontamente assicurati alla giustizia, e per il quale desidero esprimere la mia vicinanza personale e del governo ai familiari di Giacomo Bongiorni, è una vicenda che impone una seria riflessione sulla crescente violenza giovanile, che affonda le radici evidentemente in dinamiche familiari e sociali su cui è doveroso interrogarsi", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel question time alla Camera. "Il governo ha posto la massima attenzione a questi temi", ha sottolineato Piantedosi.

La fiaccolata

Intanto, ieri sera grande partecipazione a Massa per la fiaccolata organizzata in memoria di Giacomo Bongiorni. Migliaia di persone hanno attraversato in silenzio la città, per arrivare infine nel luogo dell'aggressione, in piazza Palma, dove è stato osservato un minuto di raccoglimento. La madre di Bongiorni ha seguito il corteo in auto. Sulle scalinate del Duomo alcune persone hanno esposto due striscioni: uno con la scritta “Non violenza” in più lingue, l'altro con la scritta “Giustizia per un eroe dagli occhi blu come te”. "Qui Giacomo ha trovato la fine, da qui deve iniziare qualcosa, viva Giacomo", ha detto Romina Carso, la cugina del 47enne.

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Un momento della fiaccola organizzata in ricordo di Giacomo Bongiorni, l'uomo che qualche giorno fa ha perso la vita in piazza Palma nel centro di Massa a causa di un'aggressione. Massa, 14 aprile 2026. ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE
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