Femminicidio Pamela Genini, Soncin a processo con rito immediato: la richiesta del Pm

Cronaca
©Ansa

Il 53enne è in carcere con le aggravanti di premeditazione, crudeltà, futili motivi, vincolo affettivo e atti persecutori. Per l'uomo, ritenuto responsabile di un'aggressione pianificata e violenta, la pena prevista è l'ergastolo

ascolta articolo

La Procura di Milano ha chiesto il processo immediato - che consente di saltare l'udienza preliminare - per Gianluca Soncin, 53 anni, detenuto per l'omicidio pluriaggravato dell'ex compagna Pamela Genini, uccisa il 14 ottobre a Milano. Secondo la procuratrice aggiunta Letizia Mannella e la pm Alessia Menegazzo, il delitto è aggravato da premeditazione, crudeltà, futili motivi, vincolo affettivo e atti persecutori. L'uomo rischia l'ergastolo. La decisione sulla richiesta spetterà al giudice Tommaso Perna.

La ricostruzione delle pm

Come già ricostruito dalle pm nell'imputazione che aveva portato all'arresto del 53enne, su ordinanza firmata dallo stesso gip Perna, Genini era stata uccisa "al culmine di una serie di condotte persecutorie" andate avanti per un anno e mezzo. Da qui l'aggravante dello stalking, inizialmente contestata insieme a quelle della premeditazione, dei futili motivi, della crudeltà e del vincolo affettivo ormai concluso. Secondo l'accusa, Soncin - dopo "averla ripetutamente minacciata di morte" ed essersi "procurato una copia delle chiavi" - le avrebbe teso un agguato colpendola anche sul terrazzo dell'appartamento con alcuni vicini che avevano visto la scena terribile. Dopo la richiesta dei pm, per le accuse contenute nell'ordinanza cautelare, il giudice disporrà il giudizio immediato davanti alla Corte d'Assise. 

I messaggi della vittima

La drammaticità degli ultimi minuti di vita di Pamela emerge dai messaggi inviati all'amico Francesco Dolci, in contatto con lei mentre Soncin faceva irruzione in casa la sera del 14 ottobre. "Teso che faccio?", era stato l'ultimo disperato messaggio chat inviato alle 21.52 "Ho paura - scriveva la 29enne alle 21.45 - ti rendi conto cosa ha fatto". Alle 21.46: "Questo è matto completamente non so che fare". E l'amico aveva risposto: "Stanno arrivando la polizia, li ho chiamati, e sto arrivando pure io. Apri sotto che sono giù la polizia". L'amico provò ancora a tranquillizzarla, ma non ricevette più risposte.  

Le violenze e i soprusi

Anche l'ex compagna di Soncin, tra i tanti testimoni ascoltati, aveva confermato l'indole violenta e prevaricatrice dell'uomo. Altri testimoni avevano descritto un rapporto "tossico" fatto di violenze, soprusi e prevaricazioni. All'isola d'Elba, per esempio, Soncin aveva colpito la giovane "con calci e pugni" e l'aveva minacciata "con cocci di vetro nella camera d'albergo", cercando peraltro "di buttarla dal balcone". A Cervia, dove lui viveva, le aveva rotto un dito e l'aveva fatta finire in ospedale a Seriate (Bergamo). La giovane raccontò ai medici il pestaggio e compilò il questionario antiviolenza, ma il codice rosso non scattò.

Le 76 coltellate e la ricostruzione della Procura

La relazione finale dell'autopsia, depositata di recente, ha confermato la brutalità dell'aggressione: Pamela Genini è stata colpita con 76 coltellate, un dato ancora più agghiacciante rispetto ai primi esiti che parlavano di oltre 30 fendenti. Le pm Mannella e Menegazzo hanno precisato che la premeditazione emerge dal fatto che il 53enne si sarebbe procurato una copia delle chiavi per introdursi nell'abitazione della vittima e che il coltello utilizzato proveniva dalla sua collezione custodita nella casa di Cervia. L'aggravante della crudeltà è stata confermata proprio alla luce del numero e della natura dei colpi inferti. Con questa imputazione, Soncin non potrà accedere al rito abbreviato e in Corte d'Assise rischia una condanna all'ergastolo. Parallelamente, la Procura di Bergamo sta indagando sulla macabra profanazione della tomba di Pamela Genini, dove la bara è stata trovata aperta e il corpo decapitato, con la testa mancante.

Cronaca: i più letti