Un passato di abusi di droghe, l’accoltellamento di un tassista. Poi nel 1998, quando aveva 22 anni, uccise a Cadrezzate il padre, la madre e il fratello che si opponevano alle nozze con una ragazza di Santo Domingo. Condannato a 30 anni di carcere, ne ha scontati 25 e ha espiato la sua pena, ma era ritenuto ancora “socialmente pericoloso”. Domenica 5 aprile non è rientrato dal permesso pasquale dalla casa-lavoro di Alba. Il 30 ottobre si era allontanato da una struttura analoga nel Modenese
Elia Del Grande, il 50enne di Cadrezzate, noto per essere stato l'autore della "strage dei fornai", e condannato a 30 anni di carcere, è ancora in fuga. Il 7 gennaio 1998, all'età di 22 anni, sterminò la sua famiglia uccidendo padre, madre e fratello a Cadrezzate nel Varesotto. Ha scontato 25 anni di pena ed estinto il suo debito con la giustizia, ma è rimasto destinatario di una misura di sicurezza poiché ritenuto ancora “socialmente pericoloso”.
A Pasqua 2026 l'ennesima fuga: non è rientrato, infatti, domenica 5 aprile, dal permesso pasquale che gli ha consentito di allontanarsi dalla casa-lavoro di Alba dove avrebbe dovuto trascorrere sei mesi per lavorare come volontario in una mensa dei poveri. Del Grande avrebbe dovuto rientrare nel pomeriggio. E' la seconda volta in sei mesi. Il 30 ottobre si era allontanato da una struttura analoga nel Modenese.
La droga e i primi reati
Già prima della strage familiare, Del Grande era noto in paese per gli abusi di stupefacenti. Poco più che maggiorenne si era reso responsabile dell’aggressione a un tassista che venne colpito con numerose coltellate, causandogli la perdita di un occhio. Per provare a tenerlo lontano dai guai, il ragazzo venne mandato a Santo Domingo dove la famiglia possedeva alcune proprietà immobiliari. Lì Elia Del Grande conobbe una ragazza con cui iniziò una relazione, osteggiata dalla famiglia.
La strage
Del Grande fu il protagonista di quella che è passata alle cronache come "la strage dei fornai": il 7 gennaio 1998, dopo aver assunto cocaina, uccise il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, e il fratello Enrico, 27, in casa a colpi di fucile. La famiglia era molto conosciuta in zona poiché titolare di una nota impresa di panificazione. Il triplice omicidio fu ricondotto a contrasti familiari legati alla sua frequentazione con la ragazza di Santo Domingo: la famiglia si sarebbe opposta alle nozze. Dopo la strage fuggì in Svizzera, ma venne presto fermato. Confessò subito il triplice delitto e ha scontato in carcere 25 dei 30 anni ai quali era stato condannato in Appello dopo che in primo grado prese l'ergastolo e dopo il riconoscimento della semi-infermità mentale.
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La libertà vigilata
I giudici del tribunale di Sorveglianza avevano stabilito per Del Grande la libertà vigilata perché ritenuto socialmente pericoloso, a fronte di furti ed episodi di molestie al vicinato avvenuti a Olbia, dove si era stabilito una volta uscito dal carcere.
La fuga dalla struttura modenese a novembre 2025
Elia Del Grande, condannato per il triplice omicidio della famiglia nel 1998, si era allontanato anche lo scorso 30 ottobre dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena). In un video Del Grande lega una corda al palo della telecamera della struttura penitenziaria, poi si cala e se ne va. Del Grande non è nuovo a tentativi di fuga: oltre a quella messa in atto subito dopo il delitto, ma durata poco, tentò di evadere anche dal carcere di Pavia, organizzando un trasferimento che avrebbe dovuto condurlo in Sardegna, motivo per cui una particolare attenzione nelle attuali ricerche riguarda anche l'isola. Anche in quel caso, però, il piano sfumò e Del Grande fu condannato ad altri otto mesi di reclusione.
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Secondo quanto riferisce Donato Capece, segretario generale del Sappe, il 50enne di Cadrezzate domenica 5 aprile era con il cappellano e doveva far ritorno alle 21 nella casa lavoro dove prestava servizio, come volontario, presso la Caritas. Il prete si è accorto della sua scomparsa alle 20,30 facendo scattare così l'allarme.
Ora è caccia all'uomo con particolare attenzione sul suo luogo d'origine, Cadrezzate, in provincia di Varese, dove fu rintracciato l'ultima volta che fuggì.
Lo stesso copino di sei mesi fa, il 30 ottobre: allora era sparito da una simile struttura nel Modenese. L'allarme per la fuga di Del Grande è scattato immediatamente dopo il mancato ritorno, dando il via alle ricerche che dal Piemonte si sono estese a tutto il resto d'Italia, con una particolare attenzione a Cadrezzate, il comune in provincia di Varese, dove l'uomo è nato e cresciuto e dove il 7 gennaio 1998, ha sterminato la famiglia: ha ucciso il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53 anni, e il fratello Enrico, 27 anni perché si opponevano al matrimonio con la giovane dominicana di cui era innamorato. Proprio lì è tornato anche dopo essere scomparso per la prima volta, sempre da una casa lavoro, ma a Castelfranco Emilia. A Cadrezzate lo avevano infine fermato i Carabinieri del nucleo operativo di Varese e Modena e del Ros lo scorso 12 novembre: si era nascosto per settimane, muovendosi di notte sul lago con il pedalò. Per il triplice omicidio fu condannato all'ergastolo, pena poi ridotta in appello a 30 anni per il riconoscimento della semi infermità mentale. Grazie ai benefici previsti dalla legge ne ha espiati 25, ma una volta uscito dal carcere è stato ritenuto ancora socialmente pericoloso. Da qui la misura di sicurezza in una casa lavoro, prima in Emilia Romagna e ora, dopo essere stato rintracciato e fermato, in Piemonte. I termini, prorogabili, sarebbero scaduti il prossimo 13 aprile. Tant'è che lo scorso 26 marzo si è tenuta l'udienza davanti al giudice della Sorveglianza di Torino. Il quale si è riservato di valutare la sua situazione sotto il profilo della pericolosità sociale. E quindi decidere se concedere la libertà, sempre sotto monitoraggio, o proseguire per altri sei mesi nella stessa casa lavoro.