La decisione di condanna di primo grado è stata ribaltata in Appello. A Bologna sono, infatti, stati assolti due cittadini che utilizzavano la sostanza nel rispetto del culto di Shiva. Vivevano in un eremo sull'Appennino tosco-romagnolo dove avevano coltivato 32 piante di cannabis
Due fedeli appartenenti al movimento Hare Krishna, condannati in primo grado per detenzione di sostanze stupefacenti nel gennaio del 2023, sono stati assolti dalla Corte d'Appello di Bologna. Il giudice ha infatti accolto le tesi della difesa, secondo cui i due avrebbero assunto marijuana per motivi religiosi.
Il curioso caso dei fedeli di Shiva
I fedeli, riporta il Resto del Carlino, vivevano in un eremo ottocentesco sull'Appennino tosco-romagnolo, tra Premilcuore e Rocca San Casciano, in provincia di Forlì-Cesena, raggiungibile solo in parte con fuoristrada e per il resto a piedi, privo di allacciamento al gas e riscaldato a legna. I carabinieri erano intervenuti dopo la segnalazione di un escursionista che aveva avvertito odore di marijuana. Sul posto, i due avevano consegnato spontaneamente 32 piante di cannabis, circa 48 grammi della stessa sostanza e poco più di 4 grammi di hashish, coltivati all'aperto senza accorgimenti per nasconderli. In primo grado erano stati condannati a cinque mesi e dieci giorni di reclusione e 800 euro di multa ciascuno. La difesa aveva impugnato la sentenza sostenendo che l'uso della cannabis fosse legato al culto del dio Shiva — nell'eremo era presente un altare votivo — e richiamando la libertà religiosa. Aveva inoltre evidenziato le modalità rudimentali della coltivazione, l'assenza di qualsiasi elemento riconducibile allo spaccio, e il profilo dei due imputati: incensurati, economicamente autosufficienti, senza contatti con circuiti illegali. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni.