Oggi sciopero dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale

Cronaca

I giornalisti di SkyTg24 partecipano all’agitazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. 

Pensiamo che un’informazione libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili. Solo così potremo garantire il rispetto per i cittadini e i lettori, per l’articolo 21 della Costituzione

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Oggi 27 marzo le giornaliste e i giornalisti italiani sono in sciopero per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da dieci anni. I giornalisti di SkyTg24 partecipano all’agitazione indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

 

In questo tempo gli editori che hanno preso le sovvenzioni pubbliche hanno investito poco nel prodotto ed anzi hanno tagliato il costo del lavoro con la riduzione degli organici attraverso gli stati di crisi mentre le retribuzioni dei giornalisti sono state colpite dall’inflazione cresciuta del 20%.

 

Le proposte degli editori, tagliando il salario dei neo assunti, rischiano di esasperare la divisione generazionale nelle redazioni non cogliendo le prospettive digitali del settore.

 

Pensiamo che un’informazione libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili. Solo così potremo garantire il rispetto per i cittadini e i lettori, per l’articolo 21 della Costituzione.

Il comunicato FNSI
 

Oggi le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da dieci anni, unica categoria di lavoratori dipendenti in Italia. Questa è la seconda giornata di sciopero di un pacchetto di cinque, la terza è già proclamata per il 16 aprile.

Avere un contratto rinnovato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso, dentro e fuori le redazioni, non è un privilegio. Lavorare senza precarietà permanente non è un privilegio. Fare informazione libera, professionale e indipendente, senza ricatti economici, è un diritto. Garantire condizioni dignitose per chi lavora, per chi entra nella professione e per chi ne esce è un obbligo. Assicurare un futuro all’informazione, bene comune tutelato dalla Costituzione, dall’articolo 21 intimamente connesso all’articolo 36, è un dovere sociale.

Gli editori, al contrario, preferiscono scaricare i costi del lavoro sulla collettività. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2026 hanno ricevuto 162 milioni di euro di contributi pubblici per le copie cartacee vendute; nello stesso biennio altri 66 milioni per 1.012 prepensionamenti; tra il 2022 e il 2025 hanno risparmiato circa 154 milioni sull’acquisto della carta, tra il 2024 e il 2026 avranno altri 17,5 milioni per investimenti in tecnologie innovative.

Questi sono privilegi per pochissimi e per di più a carico di tutti gli italiani.

Dal 1° aprile 2016, scadenza dell'ultimo contratto, è cambiato tutto: carichi e ritmi di lavoro aumentati a dismisura, prestazioni su multipiattaforma, redazioni quasi fantasma. Le retribuzioni invece sono rimaste ferme, ulteriormente erose dall'inflazione o addirittura ridotte da forfettizzazioni selvagge.

Riconoscere la dignità del lavoro è il punto di partenza per un confronto serio. Invece viene descritto come un eccesso. È una narrazione sbagliata e pericolosa, che mina dalle fondamenta il lavoro e la qualità dell’informazione. Senza diritti e tutele, il giornalismo muore. E con esso la democrazia.

Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice, un diritto: il nostro lavoro vale.

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