Il delitto risale al 15 luglio 2022. La vittima, Annamaria D'Eliseo, 60 anni, è morta strangolata con alcuni fili elettrici nella rimessa-garage della sua abitazione. Il marito, Aldo Rodolfo Di Nunzio, ha provato a simulare il suicidio ma è poi stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario aggravato
Confermata la condanna all’ergastolo per Aldo Rodolfo Di Nunzio, l’ex vigile del fuoco di 73 anni accusato di aver ucciso la moglie a Lanciano, in provincia di Chieti, il 15 luglio 2022. La vittima, Annamaria D'Eliseo, aveva 60 anni e faceva la collaboratrice scolastica: era stata trovata morta in località Iconicella di Lanciano, nell’abitazione della coppia, e gli indizi avevano inizialmente fatto pensare a un suicidio. Stando a quanto poi accertato dalle autorità, il marito aveva strangolato la moglie con alcuni fili elettrici nella rimessa-garage cercando poi di inscenare un gesto volontario da parte della donna. L’autopsia e altri indizi avevano poi confermato che la morte non era compatibile con l’impiccagione e Di Nunzio era stato arrestato e condannato all’ergastolo in primo grado dalla Corte d'Assise di Lanciano.
Appello esclude suicidio
Venerdì 20 marzo la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha confermato la sentenza di primo grado condannando Di Nunzio per omicidio volontario aggravato. Nel corso dell'udienza, il pg Mirvana Di Serio (stesso pm che ha sostenuto l'accusa in primo grado, nel frattempo arrivata all'Aquila come Avvocato Generale presso la Procura Generale) ha nuovamente elencando alcuni dati certi legati a suo giudizio alla colpevolezza di Di Nunzio, come la morte per soffocamento non compatibile con un'impiccagione, l'assenza di ganci nel soffitto del garage per poter realizzare una impiccagione, il fatto che i fili che sarebbero stati utilizzati per il suicidio non avrebbero potuto sopportare il peso della donna, oltre al fatto che non c'erano altre persone in casa. Di Serio ha evidenziato il carattere violento dell'uomo facendo riferimento a precedenti episodi verificatisi in famiglia.
I figli in aula
La difesa dell’imputato, con gli avvocati Alessandra Baldassarre e Calogero Talluto, ha provato a evidenziare che anche la vittima, Annamaria D'Eliseo, era seguita dal medico di famiglia per una forma di depressione. I giudici d’Appello hanno comunque deciso di confermare la condanna a vita. Di Nunzio, presente all'udienza, è recluso nel carcere di Teramo da gennaio 2024. In aula questa mattina i cinque figli di Di Nunzio, costituiti parte civile e assistiti dall'avvocato Elisabetta Merlino.