Tra le persone recuperate sabato pomeriggio dai militari della motovedetta Cp327 anche la madre del piccolo. Nonostante le ricerche nell'area dove la barca di 9 metri è colata a picco, del bambino non c'è ancora nessuna traccia
Nel tardo pomeriggio di ieri, sabato 14 marzo, una barca con decine di migranti è affondata nelle acque a largo di Lampedusa. Risulta disperso un bambino di due anni originario della Sierra Leone mentre i militari della Guardia Costiera, con la motovedetta Cp327, hanno recuperato e soccorso 64 persone, tra cui 14 donne e 10 minori. Tra i migranti salvati ci sono persone originarie di Burkina Faso, Camerun, Costa d'Avorio, Guinea e Sierra Leone. All'hotspot di Lampedusa sono al momento in corso le audizioni dei superstiti. Gli ivoriani stanno raccontando che per la traversata hanno pagato 300 euro e che vogliono restare in Italia.
Continuano le ricerche del bambino di due anni
Le ricerche, ancora in corso, sono condotte dalla motovedetta Cp271 e da un velivolo Manta che sorvola la zona del naufragio. La madre del piccolo, salvata insieme agli altri superstiti, è stata fatta sbarcare nella notte sulla maggiore delle isole Pelagie. L'imbarcazione, lunga circa nove metri, si è inabissata rapidamente a poche miglia dalla costa, rendendo difficili le operazioni di recupero. Il bambino disperso era partito con la madre e il gruppo di migranti da Sfax, in Tunisia, lo scorso venerdì 13 marzo.
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Save the Children: "Scelte politiche mettono a rischio vita delle persone"
"Ancora una volta un bambino di 2 anni ha pagato il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite umane". Così Save the Children commenta l'ultimo naufragio avvenuto al largo di Lampedusa. Il team dell'organizzazione, in collaborazione con la Croce Rossa e le altre organizzazioni presenti a Lampedusa, sta operando per garantire la risposta ai bisogni immediati dei sopravvissuti. Save the Children sottolinea come questo episodio "dimostri ancora una volta che ogni ritardo, omissione o scelta politica in questa direzione mette a rischio persone che fuggono da povertà, violenze e persecuzioni, costituendo una responsabilità gravissima che ricade sull'Ue e sui suoi Stati membri". L'organizzazione ribadisce "con forza la richiesta di aprire canali regolari e sicuri verso l'Europa che garantiscano il rispetto dei diritti umani e di attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo".