Processo Adriatici, l'ex assessore di Voghera condannato per l'omicidio di El Boussettaoui

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Il Tribunale di Pavia ha condannato l’ex assessore leghista alla Sicurezza di Voghera per aver ucciso con un colpo di pistola il 39enne marocchino Younes El Boussettaoui nel luglio 2021. Il giudice ha riconosciuto il reato di omicidio volontario, infliggendo una pena superiore a quella richiesta dalla Procura

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È una sentenza che chiude uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni in Lombardia. Il giudice di Pavia ha condannato a 12 anni di reclusione Massimo Adriatici, ex assessore leghista alla Sicurezza del Comune di Voghera, per l’uccisione di Younes El Boussettaoui, avvenuta la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi. 

La sentenza del Tribunale di Pavia

Il giudice Luigi Riganti ha riconosciuto Adriatici colpevole di omicidio volontario. La condanna a 12 anni di carcere supera la richiesta della Procura, che aveva sollecitato una pena di 11 anni e 4 mesi, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione dall’accusa più grave. Adriatici, avvocato ed ex poliziotto, all’epoca dei fatti ricopriva l’incarico di assessore alla Sicurezza a Voghera.

L’omicidio in piazza Meardi

La vicenda risale alla sera del 20 luglio 2021, quando Younes El Boussettaoui, 39 anni, di origine marocchina, venne colpito da un proiettile esploso dalla pistola dell’ex assessore. Il fatto avvenne in piazza Meardi, nel centro della cittadina pavese. Secondo la ricostruzione processuale, lo sparo fu esploso al culmine di un confronto tra i due uomini. Le circostanze dell’episodio e la dinamica del colpo sono state al centro del dibattimento, che ha visto contrapporsi l’ipotesi dell’omicidio volontario sostenuta dall’accusa e la linea difensiva che puntava all’esclusione dell’intenzionalità. L’uccisione di El Boussettaoui aveva suscitato un ampio dibattito sul tema della sicurezza urbana, dell’uso delle armi e delle responsabilità di chi riveste incarichi pubblici. La sentenza di primo grado rappresenta ora un punto fermo giudiziario, in attesa delle eventuali decisioni delle parti sull’impugnazione. 

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Un iter giudiziario complesso

La sentenza di primo grado arriva al termine di un percorso processuale particolarmente articolato. Il 6 novembre 2024 la giudice Valentina Nevoso, al termine del primo processo, non pronunciò una sentenza ma lesse in aula una lunga ordinanza con cui criticò severamente l’impostazione dell’accusa formulata dalla Procura, che aveva chiesto una condanna a tre anni e mezzo per eccesso colposo di legittima difesa. Secondo la magistrata, il procedimento avrebbe dovuto ripartire "quantomeno dal reato di omicidio volontario con dolo eventuale", ritenendo che Adriatici avesse "previsto e accettato" le conseguenze delle proprie azioni quando, da terra, esplose il colpo di pistola che colpì mortalmente El Boussettaoui. Gli atti tornarono quindi alla Procura, che riformulò l’imputazione come indicato dal giudice.

Le provvisionali per i familiari

Il giudice ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva a favore dei familiari della vittima. Massimo Adriatici dovrà versare 90mila euro ai genitori di Younes El Boussettaoui e 50mila euro ai fratelli e alle sorelle, costituiti parti civili e assistiti dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. Una decisione che riconosce, già in questa fase, il diritto al risarcimento per i danni subiti dalla famiglia del 39enne. 

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