Famiglia nel bosco, gli psichiatri: "Bambini tornino dai genitori"

Cronaca

Il perito di parte Tonino Cantelmi ha spiegato che "per superare il disagio che questi bambini manifestano, è necessario ricostruire al più presto l'unità familiare".  Anche per i medici della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti "è indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari"

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Lo psicologo e neuropsichiatra Tonino Cantelmi, perito incaricato da Nathan e Catherine Trevallion, i genitori della cosiddetta 'famiglia nel bosco', ha invitato tutti gli operatori coinvolti nel caso a impegnarsi per accompagnare il nucleo familiare verso il ricongiungimento e un'evoluzione virtuosa. "Catherine è una mamma esasperata e preoccupata", ha detto all'ANSA il professionista. Cantelmi ha sottolineato come "i genitori siano un valido sostegno emotivo per questi bambini, a dimostrazione che la capacità genitoriale c'è tutta". Sull'importanza del ritorno ad una vita sotto lo 'stesso tetto' in tempi brevi dei tre figli allontanati dal Tribunale dei minori di L'Aquila in una casa-famiglia, Cantelmi ha aggiunto che "per superare il disagio che questi bambini manifestano, è necessario ricostruire al più presto l'unità familiare". "Professionisti attenti, hanno semplicemente certificato ciò che è da tempo sotto gli occhi di tutti – ha concluso -. Questo reclama il fatto che tutti, ma proprio tutti, compreso il servizio sociale, dovrebbero lavorare con un solo obiettivo: quello di ricostruire l'unità familiare e accompagnare questa famiglia verso una evoluzione virtuosa". La perizia degli assistenti sociali aveva messo in evidenza l’”intransigenza” di Catherine Trevallion che viene descritta come "riluttante" a condividere regole differenti dalle proprie.  

Neuropsichiatri della Asl: "Favorire continuità legami familiari"

Nel dibattito sono intervenuti i medici della Neuropsichiatria infantile della Asl Lanciano Vasto Chieti. "È indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari, al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini, nell'ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici, di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori", si legge nella relazione, come riferiscono oggi alcuni quotidiani, tra cui il Corriere della Sera, il Messaggero e il Centro. "Nel complesso i bambini sono risultati sereni, pur con episodi di aggressività, provocatorietà e diffidenza, inevitabilmente legati alle vicissitudini accorse e alla circostanza valutativa. Nel complesso, tuttavia, l'adattamento è risultato valido". Il Centro riporta alcune frasi della mamma, Catherine: "I miei figli sono traumatizzati perché non possono più dormire con noi genitori. Si svegliano la notte con gli incubi, sentono la nostra assenza. Prima, a casa, avveniva così quando avevano paura del buio". "Io ai miei figli ho voluto garantire una realtà di vita scevra dai problemi del mondo". "Ci sono migliaia di persone che la pensano come me e mio marito Nathan - ha spiegato -. La nostra intenzione non è non dare un'opportunità didattica, ma iniziare il lavoro sull'apprendimento dopo i sette anni di età. Il cervello dei bambini è maggiormente predisposto dopo aver fatto esperienze dirette nella natura".

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