La dipendente di un supermercato di Grosseto, con 30 anni di lavoro alle spalle, ha fatto ricorso a un giudice del lavoro e si andrà in Tribunale. "Lei è stata corretta, ma ora si trova in una situazione paradossale", ha fatto sapere Pier Paolo Micci della Filcams, il sindacato che assiste la donna per licenziamento illecito
Una commessa è stata licenziata a causa di un flacone rotto e non subito ripagato. La vicenda è accaduta lo scorso settembre in un supermercato di Grosseto ma è tornata all’attenzione della cronaca per via del processo che inizierà davanti a un giudice del lavoro. La commessa, con 30 anni di lavoro alle spalle per la stessa azienda, ha sporto denuncia per licenziamento illecito nella speranza di riottenere il lavoro
Cosa è successo
Secondo le ricostruzioni, la donna arrivata alla fine del proprio turno aveva approfittato per fare la propria spesa nello stesso punto vendita. Si era messa in fila in casa, aveva pagato e imbustato i prodotti ma poi il sacchetto si era rotto facendo cadere un flacone di detersivo che si era spaccato facendo uscire il prodotto. La commessa sul momento aveva pensato di avvisare i colleghi dell’accaduto in modo da far ripulire il pavimento e aveva preso un flacone nuovo dallo scaffale per poi andare via per tornare a casa. Una gestione dell’inconveniente che non è piaciuta all’azienda che ha contestato alla donna di non aver pagato il nuovo detersivo. Due settimane dopo, senza alcun preavviso, l'azienda ha fatto sapere alla dipendente che avrebbe dovuto pagare anche il secondo flacone e le ha inviato una lettera di licenziamento.
A processo
La donna, difesa da un avvocato, ha deciso di fare ricorso a un giudice del lavoro. “Nessuno le ha chiesto di pagare e nessuno l'ha richiamato per farlo", ha riferito il legale Paolo Martellucci che assiste la licenziata. I sindacati hanno provato a convincere l'azienda a ritirare il licenziamento ma non c'è stato modo e, circa quattro mesi dopo il fatto, si andrà in Tribunale. La dipendente nella causa è assistita dai legali della Cgil. "Aspettiamo la sentenza per metà marzo”, ha fatto sapere Pier Paolo Micci della Filcams. “Lei è stata corretta, ma ora si trova in una situazione paradossale".