A San Giovanni Lupatoto si è tenuto un corteo con il vescovo, che ha parlato del dolore profondo di chi aspetta un figlio che manca. Intanto, sarebbero emersi alcuni segnali da un profilo TikTok
Il quattordicenne Diego Baroni sarebbe ancora vivo e, secondo l’ipotesi principale degli inquirenti, qualcuno lo starebbe aiutando a restare nascosto dopo l’allontanamento dalla sua abitazione di Pozzo di San Giovanni Lupatoto, nel Veronese. A otto giorni dalla scomparsa del 12 gennaio, la Procura di Verona, guidata dal procuratore Raffaele Tito, ha orientato le indagini verso il reato di sottrazione di minore. La svolta è arrivata il 19 gennaio, dopo l’apertura del fascicolo avvenuta pochi giorni prima, anche se non è stato chiarito se vi siano persone formalmente indagate. Gli accertamenti hanno portato a Milano: Diego, invece di andare a scuola, avrebbe preso un treno diretto nel capoluogo lombardo, dove il suo cellulare ha agganciato celle telefoniche in centro città. Restano dubbi anche su alcune attività recenti attribuite al suo profilo TikTok, motivo per cui i carabinieri hanno sequestrato il computer del ragazzo per analizzarne i contenuti e verificare se la fuga sia stata pianificata con l’aiuto di qualcuno conosciuto online.
Il corteo
Il paese ha risposto con una partecipazione corale a una marcia silenziosa lunga circa un chilometro, aperta dal vescovo di Verona, Domenico Pompili, e dai rappresentanti delle istituzioni. La manifestazione si è chiusa nella chiesa di Pozzo, dove il sindaco Attilio Gastaldello ha rimarcato l’eccezionale presenza dei cittadini, definendo quel silenzio come il segno concreto di una comunità raccolta attorno alla famiglia di Diego. Parole intense sono arrivate anche dal vescovo, che ha esortato a mantenere viva la fiducia e l’attesa, ricordando che solo chi vive l’assenza di un figlio può comprendere fino in fondo quel vuoto, richiamando le immagini evangeliche del figliol prodigo e del pastore che continua a cercare senza arrendersi.