La banda, composta da cinque uomini italiani di età compresa tra i 26 e i 53 anni, è stata arrestata e per loro si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. Tutti gli indagati sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di tentata rapina aggravata, detenzione e porto abusivi di arma comune da sparo e ricettazione
Avevano studiato il colpo nei minimi dettagli, con sopralluoghi ed appostamenti ripetuti nei giorni, coperture e comunicazioni radio in tempo reale: sono cinque gli arrestati da parte della Polizia di Stato, coordinata dai magistrati del Dipartimento criminalità grave e diffusa della Procura di Roma. Sono stati gli investigatori della Squadra Mobile ad intercettare, nei giorni precedenti, i movimenti sospetti di due uomini, già conosciuti per una rapina messa a segno qualche anno fa con la tecnica del buco, nel circondario di una banca sita nel quartiere di Colli Aniene. Quanto documentato dai poliziotti della Sezione Antirapina restituisce un copione fatto di ruoli ben definiti: dai sopralluoghi, alle tecniche di 'contro-pedinamento' utilizzando auto rubate, fino agli appostamenti, i cinque complici si muovevano seguendo un preciso protocollo operativo, costruito su una rigida divisione in ruoli. Mentre una vettura si posizionava in un punto strategico, con visuale diretta sull’istituto di credito, un’altra, poco distante, con soste prolungate e passaggi dinamici intorno al perimetro del target, svolgeva la funzione di vedetta mobile, pronta a segnalare via radio l’eventuale arrivo delle Forze dell’ordine.
Bloccati dal blitz della Squadra Mobile
Tutto era coordinato tramite walkie-talkie sintonizzati sulla stessa frequenza, che consentivano alla banda di mantenere un filo diretto tra i 'pali' all’esterno e gli uomini impiegati negli scavi per guadagnarsi l’accesso diretto allo stabile da un ingresso secondario. Il piano prevedeva di completare il foro durante la notte, per poi mascherare l’intrusione all’alba e colpire all’apertura della banca, sfruttando l’effetto sorpresa e l’accesso dall’interno. La messa in scena è stata però sventata quando gli agenti della Squadra Mobile, sovrapponendosi allo schema operativo della “banda”, hanno fatto scattare la rete. Sono così finiti in manette tutti i complici ed uno di loro è stato disarmato della pistola, rifornita di caricatore e munizioni.
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Per i banditi si sono aperte le porte del carcere
Le successive perquisizioni veicolari e domiciliari hanno poi permesso di acquisire e sequestrare il kit allestito per il colpo, tra ricetrasmittenti, arnesi atti allo scasso, passamontagna e guanti in lattice. Nelle tasche di uno dei cinque, gli agenti hanno ritrovato anche la chiave di apertura del lucchetto posto a custodia dei locali manomessi per completare l’irruzione. La banda, composta da cinque uomini italiani di età compresa tra i 26 e i 53 anni, è stata arrestata e per tutti si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. Gli indagati sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di tentata rapina aggravata, detenzione e porto abusivi di arma comune da sparo e ricettazione. L’Autorità giudiziaria ha convalidato l’operato della Polizia di Stato e ha disposto nei loro confronti la custodia cautelare in carcere.