Cade l'accusa per l'ex europarlamentare di Forza Italia e i giudici della Corte di Milano rideterminano la pena a un anno e 500 euro di multa (pena sospesa), ben inferiore alla condanna a 4 anni e 2 mesi inflitta in primo grado nell'ottobre del 2023 nel processo 'Mensa dei poveri' su un presunto giro di tangenti
Al termine del processo sul caso 'Mensa dei Poveri', la Corte d'Appello di Milano ha assolto dall'accusa di corruzione e da un episodio di truffa "perché il fatto non sussiste" l'ex europarlamentare di Forza Italia, Lara Comi, riducendo così notevolmente la condanna inflitta in primo grado nel 2023, che è passata da 4 anni e 2 mesi a 1 anno e 500 euro di multa (pena sospesa). L'ex esponente politica, subito dopo la lettura del dispositivo, è scoppiata in lacrime. Nei confronti di Comi la Corte ha riconosciuto l'attenuante del risarcimento equivalente all'aggravante. La Corte ha riconosciuto sul fronte dell'accusa di truffa le attenuanti equivalenti alla aggravante visto che l'imputata ha risarcito il danno. Lara Comi era finita agli arresti domiciliari (poi revocati) nel novembre del 2019 per corruzione, false fatture e truffa ai danni dell'Unione europea.
Le sentenze per gli altri imputati
I giudici di secondo grado hanno emesso sentenza nei confronti di 14 imputati, confermato l'assoluzione per l'ex vicecoordinatore lombardo di FI ed ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella. Scagionato l'ex parlamentare azzurro Diego Sozzani (1 anno e 1 mese era la condanna del Tribunale) e ridimensionata la pena per l'imprenditore Daniele D'Alfonso, da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, e per Giuseppe Zingale, ex dg di Afol Metropolitana, da 2 anni a 1 anno e 6 mesi. Novanta giorni il termine per le motivazioni.