Bozzoli, gli inquirenti: "Potrebbe essersi reso irriconoscibile e avere documenti falsi"
CronacaSecondo chi indaga il 39enne bresciano, latitante dopo la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio dello zio, potrebbe aver modificato il suo aspetto per non essere riconosciuto e - spiegano a La Repubblica - ha "pianificato a lungo e in ogni dettaglio" la fuga, ma "qualche traccia l’ha lasciata". Non si esclude che possa essersi imbarcato su una nave dopo essersi liberato della Maserati Levante usata per lasciare l'Italia
Giacomo Bozzoli, il 39enne bresciano in fuga - di fatto latitante - dopo aver subito in via definitiva la condanna all'ergastolo per l'omicidio dello zio, potrebbe aver modificato il suo aspetto per non essere riconosciuto ed essersi procurato dei documenti falsi. A spiegarlo, a La Repubblica, sono gli inquirenti che indagano: "Il problema - dicono - è che non solo il latitante è scomparso: oltre a non avere certezze su quando, dove e verso quale destinazione si sia eclissato, non può essere escluso nemmeno che abbia modificato le proprie sembianze". Per la Procura, l’uomo ha "pianificato a lungo e in ogni dettaglio" la fuga, ma "qualche traccia l’ha lasciata". Non si esclude che Bozzoli possa essersi imbarcato su una nave dopo essersi liberato della Maserati Levante usata per lasciare l'Italia.
La compagna non è indagata
Antonella Colossi, la compagna 42enne di Bozzoli anche lei scomparsa per alcuni giorni, è rientrata in Italia con il figlio ed è stata ascoltata a lungo dagli inquirenti: "Era una vacanza, non una fuga" ha fatto mettere a verbale. Però Bozzoli per la "vacanza" aveva lasciato a casa il suo cellulare, l'ultimo numero che usava a livello personale e che i carabinieri hanno sequestrato nella villa di Soiano del Garda (Brescia). La donna non è indagata e non è indagabile per favoreggiamento in virtù dell'articolo 384 del codice penale per il quale "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell'onore". "Ha confermato quello che non poteva non confermare perché ci sono elementi che la smentirebbero", dicono gli inquirenti bresciani che stanno verificando ogni parola della donna.
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Il racconto e le tappe
La 42enne, che ha dichiarato di aver "perso il cellulare la prima notte a Cannes" e poi di "aver perso la memoria per lo choc dopo la sentenza", ha ripercorso le presunte tappe della fuga dall'Italia. Che sarebbe partita il 23 dal Lago di Garda, a bordo della Maserati Levante finita sotto sotto i lettori delle targhe all'alba in provincia di Brescia, per proseguire a Cannes una notte, all'acquario di Valencia dove la famiglia avrebbe passato un'altra notte e poi a Marbella, nel sud della Spagna. Qui Giacomo Bozzoli, Antonella Colossi e il loro bambino sarebbero rimasti insieme fino alla lettura della sentenza. La donna ha spiegato che i tre hanno appreso della conferma dell'ergastolo guardando Internet attraverso un computer dell'albergo. Poi le strade dei Bozzoli si sono divise: "Non so dove sia Giacomo e neppure che fine abbia fatto l'auto. Ho provato a dirgli di rimanere con noi", ha detto la 42enne.