Dal Natisone al mio quartiere: l’ambiente modella la psiche, decide la vita e la morte

Cronaca
Domenico Barrilà

Domenico Barrilà

Il rapporto degli esseri umani con la Natura va assai oltre a ciò che possiamo immaginare, modella il nostro mondo interiore ed è a sua volta modellata da noi, con gli esiti che sappiamo

 

ascolta articolo

 L’ambiente, quello fisico e quello umano, è il nostro scultore personale. Lo stile di vita di ciascuno di noi è figlio suo, quasi in esclusiva. Vi sono altri due genitori importanti, la costituzione ereditaria e le impressioni soggettive, ma l’ambiente è l’azionista di maggioranza, come indica l’osservazione sul campo. Dalla sua mano arriva quasi tutto, basta stare attenti per avvedersene. Osservare, ad esempio, le diversità che caratterizzano i vari popoli o l’apporto che riceviamo dai luoghi in cui ci trasferiamo. I suoi scalpelli affilati ci modellano fin da quando veniamo al mondo e lasciano tracce indelebili nel nostro paesaggio interiore, programmandolo e riprogrammandolo. Da bambini ce ne impregniamo come orti esposti alla pioggia, anche quando siamo distratti, solo che i grandi non lo sanno perché pensano che l’educazione sia un atto esclusivamente intenzionale.

Il contributo all'ambiente

Quando avevo quindici anni venne a trovarci uno zio che non avevo mai visto, viveva in Belgio da prima che io nascessi, in quel paese era diventando padre di tre bellissime figlie bionde, come la madre Celestine. Eravamo in città a mangiare un gelato, quando lui si accese una sigaretta e compì un gesto che mi sembrò incomprensibile. Ripose il cerino usato nella scatola cui lo aveva estratto. Chiesi a mio fratello, sussurrando, se lo zio fosse toccato. Un cerino usato non serviva più, quindi si gettava per terra. Lo zio era nato nella mia stessa città, solo che da 25 anni viveva altrove, in un luogo dove un cerino usato non era solo un cerino usato. In quel quarto di secolo il suo paesaggio interiore aveva assunto coloriture diverse, proprio perché era mutato il contributo dell’ambiente.

Iniziare a educare al rispetto dell'ambiente già a scuola

Il rapporto che noi abbiamo con l’ambiente va assai oltre a ciò che possiamo immaginare, basterebbe ascoltare la mia amica Milena Viani, educatrice di terra, che allena le scolaresche a interagire con la natura influenzando il mondo privato delle migliaia di bambini che incontra tutti gli anni.

 

 

L'interazione uomo-ambiente

“Ti lascio due pagine bianche. Una per la dedica e una per i ringraziamenti”. La mia editor mi congeda così, dopo la panoramica sullo stato dei lavori, che oramai sono agli sgoccioli. La dedica sarà per il meraviglioso cedro abbattuto nel mio quartiere, proprio ieri l’altro, presso un condominio della via. Alto una quindicina di metri, robusto, in salute, rigoglioso. Una presenza discreta che da decenni ci teneva compagnia, in silenzio, parlando attraverso il colore brillante dei suoi rami, pieni di aghi all’inverosimile. Sono passate quarantotto ore dal suo abbattimento, ma la foto della via dentro di me non cambia, c’è ancora. Si sarà chiesto cosa potesse avere fatto di male, ma non avrà risposta, non più oramai. Pare potesse costituire un pericolo, viste le drastiche manifestazioni atmosferiche degli ultimi tempi. Chiedo a uno dei giardinieri che lo stanno abbattendo, quanti anni aveva quella creatura. Si mette a contare gli anelli, ci pensa un poco poi mi dice “una settantina”.

La trageia sul Natisone

Poche ore prima sul greto del fiume Natisone, in Friuli, tre ragazzi sono stati sacrificati alla Natura imbizzarrita, esattamente come quella pianta abbattuta perché “forse” sarebbe potuta cadere facendo dei danni. Un intervento preventivo. C’è una gerarchia forte tra i due eventi, senza dubbio, eppure il male sembra avere la medesima regia. Umana. L’ambiente, ancora lui, quello che modella il nostro mondo interiore, è a sua volta modellato da noi, con gli esiti che sappiamo. Quando quei tre ragazzi erano molto piccoli, si erano abituati a fidarsi della “Natura madre”, ma dopo la situazione, in pochi anni, è precipitata, adesso subiamo l’effetto delle ferite inflitte ad essa proprio da noi.

Riconoscere le responsabilità

Eppure, in troppi negano che sia responsabilità nostra, di ciascuno di noi. “È vero -mi dice un uomo di cinquant’anni- il clima è cambiato, ma non è colpa dell’uomo, questi cicli ci sono sempre stati”. Gli chiedo come fa a essere così certo, mi risponde “secondo me è così”. Cerco di spiegargli che la scienza non ammette le opinioni personali, mi ascolta, rimane imbarazzato. Ma non cambierà idea, nemmeno davanti ai cadaveri dei ragazzi del Natisone, figuriamoci di fronte ai resti di quella povera pianta, che rendeva più familiare e amica la mia via.

Lo stile di vita condizione l'ambiente

Lo stile di vita, ripetiamolo ancora, si modella grazie al contributo decisivo dell’ambiente, ma oramai si tratta sempre più di un ambiente soggettivamente inteso, un mostro assemblato con pezzi da montaggio funzionali al nostro esclusivo interesse, un ambiente dove non esiste altro dio fuori di sé stessi, per questo molti di noi non si sentiranno mai responsabili dell’annegamento di quei ragazzi e neppure dell’abbattimento del cedro innocente. I condomini, in questo caso, non c’entrano quasi nulla, sono stati i notai di pericoli creati dall’incoscienza corale di una specie che vive di ambiente ma ammazza l’ambiente.

La responsabilità dell'uomo

Proprio questo è il vero dramma nascosto nei recenti mesi piovosi, minacciosi, instabili, il cui linguaggio, diventato incomprensibile, non sollecita più domande sulle nostre responsabilità -personali, evidenti- ma le ribalta sull’ambiente stesso, come se esso possedesse coscienza propria, finalismi precisi e intenzionalità programmata, capricciosa, vendicativa.

L'ambiente continuamente minato

Una finzione collettiva, autoconsolatoria e vigliacca, che pone sulle spalle della Natura un incubo uscito dalla penna dell’Uomo, lo stesso che finge di piangere le vittime del Natisone mentre continua a minare quell’ambiente cui deve tutto, persino i propri pensieri, il proprio livello di evoluzione, la costruzione della propria personalità.

 

Domenico Barrilà, analista adleriano e scrittore, è considerato uno dei massimi psicoterapeuti italiani.
È autore di una trentina di volumi, tutti ristampati, molti tradotti all’estero. Tra gli ultimi ricordiamo “I legami che ci aiutano a vivere”, “Quello che non vedo di mio figlio”, “I superconnessi”, “Tutti Bulli”, “Noi restiamo insieme. La forza dell’interdipendenza per rinascere”, tutti editi da Feltrinelli, nonché il romanzo di formazione “La casa di Henriette” (Ed. Sonda).
Nella sua produzione non mancano i lavori per bambini piccoli, come la collana “Crescere senza effetti collaterali” (Ed. Carthusia).

È autore del blog di servizio, per educatori, https://vocedelverbostare.net/

 

Cronaca: i più letti