Eutanasia, oggi firme in Cassazione. Cappato: "Referendum contro sofferenza e tortura"

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Raccolte oltre 1 milione e 200mila adesioni. Dopo la Cassazione, il prossimo passaggio è quello alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sul quesito referendario che prevede una parziale abrogazione dell'art. 579 del codice penale

"Oltre 1 milione e 200mila cittadini italiani chiedono che finalmente si possa decidere di non dover più imporre contro la volontà del malato la sofferenza come una tortura insopportabile: poter decidere finalmente tra l'eutanasia clandestina che c'è già in Italia e quella legale fatta di regole, responsabilità, conoscenza, ovviamente assistenza per chi vuole vivere, e rispetto della decisione di chi non lo vuole più". Queste le parole di Marco Cappato, dell'Associazione Luca Coscioni, prima di entrare in Cassazione dove oggi vengono depositate le firme raccolte per il referendum sull'eutanasia legale. Dopo la Cassazione, il prossimo passaggio è quello alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sul quesito referendario.

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"Le firme - ha sottolineato il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni - sono state raccolte nel silenzio dei capi dei grandi partiti perché la gente ha vissuto questo problema. Il referendum non è fatto contro i partiti e la politica ma è uno strumento per aiutarli a riprendere un contatto con la realtà sociale e con le persone." "La politica dei partiti", ha poi aggiunto, "è autoreferenziale. Noi stiamo offrendo l'opportunità di occuparsi di una questione che riguarda le persone. Non è tempo di giochini ma di rispettare la democrazia che non è fatta solo di marketing elettorale".

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Con 1 milione e 200mila firme - per la prima volta raccolte anche online - si è superata con molto margine la soglia delle 500mila adesioni che occorreva raggiungere entro il 30 settembre per portare avanti l'iniziativa e farla approdare sul tavolo delle istituzioni. Il testo della proposta di referendum prevede una parziale abrogazione dell'art. 579 del codice penale -omicidio del consenziente - che impedisce la realizzazione di quella che viene chiamata “eutanasia attiva”, sul modello adottato in Belgio e nei Paesi Bassi. L’eutanasia è attiva quando il decesso di una persona è indotto attraverso la somministrazione di farmaci che inducono la morte, oppure dallo stop alle cure necessarie per mantenere in vita il malato.

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