Green Pass, obbligo sui luoghi di lavoro: divide la proposta di Confindustria

Cronaca
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Fa discutere l'ipotesi dell'obbligatorietà del documento per i dipendenti, pena la possibilità di spostarli ad altra mansione o sospenderli, con impatto sulla retribuzione. Contrari il presidente della Camera Fico, M5S e sindacati. Ma alcuni giuristi aprono alla possibilità di sospendere il lavoratore non vaccinato perché potrebbe mettere a rischio i colleghi

La copertura vaccinale sui luoghi di lavoro continua ad animare il dibattito tra le parti sociali e i politici. Fa discutere, infatti, la proposta di Confindustria sul Green pass obbligatorio per i dipendenti, pena la possibilità di spostarli ad altra mansione o sospenderli, con impatto sulla retribuzione (AGGIORNAMENTI LIVE - SPECIALE).

Fico: "Le forzature sono uno sbaglio"

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"Ho sentito la proposta di Bonomi: non mi trovo d'accordo", ha detto il presidente della Camera Roberto Fico, bocciando la proposta di Confindustria. "Mi pare sui generis l'idea che uno per andare a lavorare deve esibire il Green pass. Ci sono altri modi. Non voglio forzature. Se diciamo che il vaccino è obbligatorio è una questione. Ma se non si è arrivati all’obbligatorietà e c'è un obbligo indiretto determinato dall'obbligo di Green pass per fare determinate cose, allora il dibattito deve essere chiaro all'interno del governo e del Parlamento", ha sottolineato. "Il governo sta lavorando. Vedremo cosa verrà fuori dalla Cabina di regia", ha aggiunto Fico, che poi ha specificato: "Ho fatto le due dosi di vaccino. È molto importante poter essere il più vicino possibile ai cittadini con l'informazione. Ma in un momento difficile per il Paese le forzature sono uno sbaglio".

Contrario anche il M5S

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Hanno detto la loro anche le deputate e i deputati del M5S in commissione Attività produttive. "La presa di posizione di Confindustria sul Green pass per i dipendenti non aiuta né la sicurezza sanitaria né lavoratori e imprese. Il governo deve individuare regole certe e praticabili, nel pieno rispetto delle prescrizioni delle autorità sanitarie. Solo il giusto equilibrio tra protocolli chiari e responsabilità dei singoli può consentire alle attività produttive di partire in sicurezza", hanno dichiarato.

Le posizioni di Zingaretti e Michetti

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Della questione ha parlato anche Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio. "Il tema non è se siamo d'accordo o siamo contrari. L'obbligatorietà è regolata dalla Costituzione della Repubblica. Io credo che bisogna lavorare ancora sulla persuasione, ma in più è una materia che spetta al Parlamento. Quello di Confindustria credo sia un'opinione di chi è preoccupato che, per colpa di qualcuno, si blocchi nuovamente la produzione del Paese. La ciccia del problema è che bisogna vaccinarsi". Si dice contrario Enrico Michetti, candidato a sindaco di Roma del centrodestra: "Sono bivaccinato consapevolmente, ma sono contrario a qualsivoglia tipo di obbligo. Ho pieno rispetto di chi non ha le idee chiare perché gli scienziati, presunti o meno, hanno fatto di tutto per confonderci le idee. Credo che sia legittimo che ognuno abbia i propri pensieri e idee e non debba essere messo all'angolo per questo. Se abbiamo una persona che decide liberamente della propria vita, noi rispettiamo la democrazia".

Stop anche da Cgil e Cisl

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Sul tema sono intervenute anche Cgil e Cisl. Già nei giorni scorsi, i sindacati avevano parlato di grave violazione della privacy da parte dell'azienda che si informa sull'esecuzione del vaccino laddove questo non è obbligatorio e bocciando una eventuale aspettativa forzata. In un'intervista a La Stampa, Maurizio Landini - segretario della Cgil - commentando la proposta di Confindustria ha detto: "Spero che sia il caldo". Poi ha spiegato: "In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento. Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce". Il leader della Cgil ha aggiunto: "Certamente una scelta di questo tipo la può compiere solo il governo. I lavoratori sono stati i primi, durante la pandemia, a chiedere sicurezza arrivando addirittura allo sciopero per ottenerla. Io mi sono vaccinato e sono perché tutti si vaccinino. Ma qui siamo di fronte a una forzatura. Non va mai dimenticato che i lavoratori sono cittadini e hanno i diritti e i doveri di tutti i cittadini. Confindustria, piuttosto, si preoccupi di far rispettare gli accordi contro i licenziamenti". La Cisl, in una nota, ha invece sottolineato che "il ruolo delle parti sociali è quello di favorire in maniera responsabile la vaccinazione in tutti i luoghi di lavoro e nelle aziende che si sono rese disponibili a costituire hub vaccinali aggiuntivi a quelli della sanità pubblica, come avevamo sottoscritto il 6 aprile scorso insieme alla Confindustria e alle altre associazioni imprenditoriali per tutelare la salute collettiva e quella dei lavoratori". Ma poi ha aggiunto che "porre dei vincoli di accesso ai luoghi di lavoro mediante il Green pass non rientra nel perimetro del protocollo, e in ogni caso è una modalità discriminatoria di controllo che non può essere imposta con una circolare alle aziende".

La proposta di Confindustria

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La questione è nata dopo una mail interna, rivelata dal quotidiano Il Tempo, inviata dalla direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti ai direttori del sistema industriale. La mail fa il punto sulla proposta normativa su cui Confindustria è al lavoro con governo e istituzioni nel confronto per aggiornare il protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Nel testo si legge che "l'esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell'azienda".

Il commento di alcuni giuristi

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Se la proposta di Confindustria ha scatenato polemiche, alcuni giuristi hanno sottolineato la possibilità per l'azienda di sospendere il lavoratore non vaccinato senza giustificato motivo per evitare di mettere a rischio gli altri dipendenti. Se è vero che nessuno può essere obbligato a nessun trattamento sanitario se non per disposizione di legge (articolo 32 della Costituzione), e quindi non al vaccino anti-Covid se questo non è obbligatorio per legge, è altresì vero che l'imprenditore è obbligato ad adottare le misure necessarie ad assicurare l'integrità fisica dei dipendenti (articolo 2087 del Codice civile). "La Costituzione all'articolo 32 – aveva affermato nelle scorse settimane il giuslavorista Pietro Ichino – garantisce la salute e la sicurezza a tutti. Libero dunque chi preferisce stare a casa propria senza accinarsi, ma non di mettere a rischio la salute dei compagni di lavoro".

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