Spionaggio, arrestato militare italiano: dava dossier a un ufficiale russo. Cosa sappiamo

Cronaca
©Ansa

L’ufficiale della Marina Walter Biot è stato arrestato dopo essere stato sorpreso mentre incontrava un membro delle forze armate di Mosca al quale voleva cedere documenti classificati - fra cui alcuni della Nato - in cambio di migliaia di euro. I due erano tenuti sotto controllo dall'intelligence italiana da qualche mese. Ecco quello che sappiamo finora

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Documenti riservati, soldi, pennette usb, l’incontro clandestino in un parcheggio di Roma. Sono questi alcuni tasselli della vicenda che ha portato all’arresto di un ufficiale della Marina militare italiana (CHI È), accusato di aver ceduto a un ufficiale delle forze armate russe documenti riservati e quindi di reati attinenti allo spionaggio e alla sicurezza dello Stato. I due sono stati sorpresi il 30 marzo dagli agenti del Ros mentre l'ufficiale italiano stava dando all'altro dei dossier “classificati” in cambio di denaro. Ecco cosa sappiamo finora.

Chi è l’ufficiale italiano arrestato

approfondimento

Walter Biot, chi è l’ufficiale della Marina accusato di spionaggio

Secondo l’Ansa che cita fonti inquirenti, l'ufficiale della Marina arrestato per spionaggio si chiama Walter Biot. Il capitano di fregata, 56 anni, era un sottufficiale della Marina militare, diventato ufficiale in seguito a un concorso interno. Da ufficiale del ruolo speciale si è qualificato "guida caccia", la specialità che si occupa di indirizzare gli aerei da caccia verso determinati obiettivi. Per molti anni è stato imbarcato, prima su cacciatorpedinieri poi sulla portaerei Garibaldi. Nel 2010 è passato allo Stato maggiore della Marina militare, all'ufficio stampa, per circa due anni. Quindi si è spostato al Gabinetto del ministro della Difesa, occupandosi di cerimoniale, comunicazione e relazioni esterne. Da alcuni anni, infine, il passaggio allo Stato maggiore della Difesa, all'ufficio Politica militare. Sposato, Biot vive vicino a Roma e ha quattro figli. L’udienza di convalida nei suoi confronti si terrà l’1 aprile da remoto dal carcere di Regina Coeli. Le accuse sono di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare e spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione.

Cosa c’era nei documenti

Biot avrebbe ceduto all'ufficiale accreditato presso l'ambasciata della federazione russa, tra i dossier riservati, anche documenti Nato che riguarderebbero i sistemi di telecomunicazione militare. Alle carte classificate, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, il capitano di fregata avrebbe avuto accesso in quanto era in servizio allo Stato maggiore della Difesa.

Walter Biot
Walter Biot - ©Ansa

Come avveniva il passaggio dei documenti

Secondo l’accusa, Biot fotografava documenti classificati dal monitor del computer e li scaricava su una pennetta da consegnare al militare dell'esercito russo. La pen drive è stata sequestrata il 30 marzo dai carabinieri del Ros intervenuti sul luogo dello scambio e sarà analizzata. 

I soldi in cambio dei dossier

Secondo quanto si apprende, il militare dell'esercito russo avrebbe dato al capitano di fregata 5 mila euro in cambio dei documenti militari classificati, denaro che è stato sequestrato al momento dello scambio dopo l'intervento del Ros. I due si sarebbero accordati anche su una cifra più bassa, circa 4mila euro, per una cessione di documenti avvenuta in passato. In base a quanto si apprende i soldi sono stati consegnati a Biot in piccole scatole.

Come sono stati scoperti

Biot e l'ufficiale delle forze armate russe erano tenuti sotto controllo dall'intelligence italiana da qualche mese. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate gli uomini dell'Aisi, il servizio di controspionaggio interno, hanno monitorato i movimenti e le attività dei due per diverso tempo fino a quando "è stato necessario intervenire".

I reati su cui indaga la Procura militare

La Procura militare di Roma aprirà un fascicolo d'inchiesta. Le ipotesi di reato astrattamente configurabili sono due: Rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e Procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio. Lo ha confermato all'Ansa il procuratore militare di Roma, Antonio Sabino. I due reati sono previsti rispettivamente dagli articoli 86 e 88 del Codice penale militare di pace e rientrano nel Titolo dei reati contro la fedeltà e la difesa militare e, in particolare, nel capitolo relativo allo spionaggio militare e alla rivelazione di segreti militari. Si tratta di fattispecie che, per i tempi in cui vennero concepite, erano tra le più gravi ipotizzabili ed infatti era originariamente prevista la pena di morte, poi commutata in quella dell'ergastolo. L'art. 86 (Rivelazione di segreti militari, a scopo di spionaggio) riguarda il "militare che rivela, nell'interesse di uno Stato estero, notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare dello Stato e che devono rimanere segrete". L'art. 88 (Procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio) si riferisce invece al "militare che, allo scopo di darne comunicazione a uno Stato estero, si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare dello Stato e che devono rimanere segrete". Un reato punito con la reclusione "non inferiore a venti anni" e anch'esso in origine con la pena di morte, e poi dell'ergastolo, "se il fatto ha compromesso la preparazione o la difesa militare dello Stato".

La reazione dell’Italia

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha convocato l’ambasciatore russo Sergey Razov, a cui ha comunicato l’espulsione dell’ufficiale russo e del suo diretto superiore: "In occasione della convocazione al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dell'ambasciatore russo in Italia, abbiamo trasmesso a quest'ultimo la ferma protesta del governo italiano e notificato l'immediata espulsione dei due funzionari russi coinvolti in questa gravissima vicenda”, ha scritto Di Maio su Facebook. La cessione di documentazione classificata da parte di un ufficiale italiano a un ufficiale delle Forze Armate russe di stanza in Italia "è un atto ostile di estrema gravità" per il quale "abbiamo assunto immediatamente i provvedimenti necessari", ha detto poi Di Maio durante una comunicazione al Senato. Quanto avvenuto è "inaccettabile e ci saranno conseguenze - ha aggiunto il ministro degli Esteri - Non è accettabile che si venga a pagare un nostro funzionario per avere informazioni Nato, ma devo dire anche che con gli attori internazionali serve un canale di comunicazione per non favorire un'escalation che non vuole nessuno".

Le critiche della Russia

Nessun mea culpa da parte della Russia, che invece critica la decisione di espellere i due funzionari russi: "Naturalmente saremo costretti a rispondere in modo analogo. Vi sarà una risposta simmetrica", ha detto il vice presidente della Commissione della Duma per gli Affari internazionali, Alexiei Cepa, ripreso dall'agenzia Interfax. "La 'spiomania' è arrivata anche in Italia. L'espulsione dei diplomatici è un passo estremo. Sono sicuro che per questo non vi erano ragioni così forti", ha detto anche il presidente della commissione della Duma per gli Affari Internazionali Leonid Slutsky a Interfax. A suo parere "un tale gesto non corrisponde ad un alto livello di relazioni bilaterali e, purtroppo, imporrà la sua impronta negativa sul dialogo russo-italiano". L’ambasciatore russo ha invece espresso “rammarico” per le espulsioni.

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