Save the Children: "Le donne sono più istruite dei maschi, ma il lavoro le penalizza"

Cronaca

Risultati migliori ma opportunità inferiori. Questa la situazione delle bambine italiane, che sperimentano il gender gap prima a scuola e poi sul lavoro. Una situazione difficile accelerata dall'emergenza Covid, in cui rischiano di ritrovarsi circa 1,4 milioni di ragazze del nostro Paese tra i 15 e i 29 anni. Sono i dati allarmanti riportati dall'XI "Atlante dell'infanzia a rischio in Italia"

Gli effetti della pandemia (LIVEBLOG CORONAVIRUS - LO SPECIALE) sul futuro dei minori in Italia rischiano di essere ancor più pesanti sulle bambine e sulle ragazze, che già scontano in prima persona un gap con i coetanei maschi che affonda le proprie radici proprio nell'infanzia. È quanto emerge dall'Atlante dell'infanzia a rischio di Save the Children. Un divario di genere, alimentato da diseguaglianze sistematiche e ampiamente diffuse nel nostro Paese, che non accenna a ridursi, nonostante bambine e ragazze siano più brave dei loro coetanei a scuola, abbiano meno bocciature e abbandoni scolastici, si mostrino più resilienti e cooperative, abbiano competenze maggiori in lettura e in italiano e arrivino a laurearsi molto più dei ragazzi.

Più brave a scuola

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Tra i minori tra i 6 ei 17 anni le bambine e le ragazze leggono più dei maschi (non ha l'abitudine alla lettura il 53,6% dei maschi contro il 41,8% delle ragazze), con percentuali molto alte soprattutto al Nord Est (14,1%) e al Nord Ovest (10,4%). Ancora, le ragazze hanno performance scolastiche migliori dei coetanei: se, tra i maschi, più di 1 su 4 (26,1%) non raggiunge le competenze sufficienti in matematica e in italiano, questa percentuale si abbassa al 22,1% per le ragazze. L'istruzione rappresenta il principale fattore protettivo per le giovani all'ingresso nel mondo del lavoro e il fallimento formativo le espone a un futuro lavorativo irto di difficoltà e di rischi. Una percezione che spinge a studiare fino a ottenere una laurea un terzo delle giovani, a fronte di solo un quinto dei giovani maschi, uno dei gap più ampi d'Europa: tra le 30-34enni il 34% è laureata, mentre tra i 30-34enni maschi lo è solo il 22%. 

 

Tasso d'occupazione più basso d'Europa

 

Ma impegno, tenacia e dedizione allo studio sembrano non bastare: nonostante i migliori risultati durante il loro percorso, gli ostacoli e gli svantaggi attendono le giovani al momento dell'ingresso nel mondo del lavoro. In generale, infatti, il nostro Paese detiene uno dei tassi di occupazione femminile più bassi in Europa. Nel 2019, il tasso di occupazione delle giovani laureate tra i 30 e i 34 anni era del 76% contro l'83,4% dei maschi, mentre tra le giovani diplomate senza la laurea le occupate erano solo il 56,7% a fronte dell'80,9% dei coetanei maschi. Senza un diploma di scuola superiore, le occupate sono un esiguo 36,3%, a fronte del 70,7% dei coetanei maschi.

 

Donne e Università

 

Persino nel mondo accademico, i divari di genere sono ancora forti: basti pensare che nel 2018 le donne rappresentavano il 55,4% degli iscritti ai corsi di laurea, il 57,1% dei laureati, il 50,5% dei dottori di ricerca. Ma pur essendo maggioranza nei percorsi di formazione universitaria, restano delle Cenerentole nella carriera accademica, sin quasi a scomparire ai vertici. Nel 2018, le donne rappresentano il 50,1% degli assegnisti di ricerca, il 46,8% dei ricercatori universitari, il 38,4% dei professori associati, il 23,7% dei professori ordinari.  Le donne rettrici, in Italia, sono 7 su 84. 

 

Specializzazioni "di genere"

 

Le bambine e le ragazze accumulano durante il loro percorso scolastico delle lacune nelle materie scientifiche, già ravvisabili dal secondo anno della scuola primaria, ma che crescono via via: ad esempio le bambine alla fine della primaria ottengono un punteggio medio ai test Invalsi di matematica di 4,5 punti inferiore rispetto ai coetanei, uno svantaggio che sale a -6 punti al secondo anno delle superiori, fino a -10 punti all'ultimo anno delle scuole superiori. Questa elevata 'specializzazione' di genere nell'ambito delle competenze scolastiche si riverbera poi nella scelta dell'indirizzo di studio, che rafforza queste differenze, e di conseguenza della facoltà universitaria. Secondo i dati forniti a Save the Children dal Miur relativi al 2019, tra i diplomati nei licei i ragazzi sono più presenti in quelli scientifici (il 26% di tutti i diplomati, rispetto al 19% delle diplomate) mentre le ragazze sono più presenti nei licei umanistici-artistici (il 42% di tutte le diplomate, solo il 13% dei diplomati). 

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