Test sierologici, il Tar boccia l'intesa tra Policlinico San Matteo e Diasorin

Cronaca
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I giudici hanno anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti, perché la fondazione dell’ospedale avrebbe “impegnato risorse pubbliche, materiali ed immateriali, con modalità illegittime". Il presidente della Fondazione San Matteo, Alessandro Venturi: "Faremo appello con urgenza al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza di primo grado di cui chiederemo la sospensiva convinti della bontà dell'operato". La società: "Male interpretato l'accordo, faremo ricorso"

Il Tar della Lombardia ha annullato l'accordo tra il Policlinico San Matteo di Pavia e la Diasorin sui test sierologici. È stato, dunque, accolto il ricorso dell'azienda concorrente TechnoGenetics. Il Tar ha anche disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Corte dei Conti poiché, si legge nella sentenza, "la Fondazione San Matteo ha impegnato risorse pubbliche, materiali ed immateriali, con modalità illegittime, sottraendole, in parte qua, alla loro destinazione indisponibile" (CORONAVIRUS: GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA - LO SPECIALE). "Faremo appello con urgenza al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza di primo grado di cui chiederemo la sospensiva convinti della bontà dell'operato e che l'attività rientra pienamente in quella istituzionale dell'ente", ha dichiarato Alessandro Venturi, presidente della Fondazione San Matteo di Pavia.

Diasorin: "Tar ha mal interpretato accordo"

Diasorin si è detta sorpresa della pronuncia del Tar della Lombardia che, secondo l'azienda, "evidentemente, non ha correttamente interpretato la natura dell'accordo intercorso con il San Matteo". La società ribadisce di avere sempre operato nell'ambito della correttezza e del pieno rispetto delle regole e di aver già dato ai propri legali mandato di proporre immediatamente appello al Consiglio di Stato.

Alterazione della concorrenza

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Gli atti amministrativi sono stati annullati cancellando il contratto che la Fondazione San Matteo di Pavia aveva stipulato con la Diasorin, multinazionale con sede a Saluggia (Vercelli), per la sperimentazione dei test sierologici. Secondo i giudici, che hanno accolto il ricorso dell'azienda concorrente di Lodi, la Technogenetics, c’è stata un'alterazione della concorrenza. Nella sentenza si legge che "mediante l'accordo, il Policlinico ha consentito ad un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura ad evidenza pubblica, ancorché non tipizzata, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell'esclusiva disponibilità e commerciabilità dell'operatore stesso".

La sentenza: Diasorin ha acquisito illegittimo vantaggio competitivo

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Diasorin, scrive la prima sezione del Tar nelle 48 pagine della sentenza, "ha acquisito un illegittimo vantaggio competitivo rispetto agli operatori del medesimo settore, perché ha potuto contare in modo esclusivo sul determinante apporto di mezzi, strutture, laboratori, professionalità, tecnologie e conoscenze scientifiche messe a sua esclusiva disposizione dalla Fondazione" San Matteo di Pavia. L'accordo, scrive il Tar, "non è diretto ad una mera validazione di prodotti finiti, ossia ad un'attività che il San Matteo potrebbe riprodurre in favore di altri operatori, ma alla realizzazione di kit e prodotti che sono venuti ad esistenza solo per effetto delle attività svolte dal Policlinico San Matteo in base all'accordo e dietro compenso". Una volta creati "i nuovi prodotti e conseguita la certificazione CE, il vantaggio competitivo di Diasorin si è consolidato, in quanto la società è stata in grado di brevettare, produrre e immettere sul mercato prodotti innovativi, realizzati grazie al determinante intervento della Fondazione pubblica".

Tar: beni pubblici usati per interessi privati

Il Policlinico San Matteo di Pavia, si legge ancora nella sentenza, ha messo a disposizione beni del "servizio pubblico", come "le apparecchiature, i laboratori, i materiali impiegati, le conoscenze scientifiche", per "soddisfare un interesse particolare, di cui Diasorin spa è portatrice, consistente nello sviluppo e nella realizzazione di prodotti e kit di cui Diasorin stessa acquisterà la proprietà esclusiva, conservando il diritto di brevettare le invenzioni realizzate e di procedere alla relativa commercializzazione". Per i giudici gli accordi tra Policlinico e Diasorin rientrano in un "rapporto concessorio" e per questo la Fondazione San Matteo di Pavia, fondazione pubblica, avrebbe dovuto "individuare la controparte, ossia il concessionario, mediante una procedura ad evidenza pubblica, di cui, però, non vi è traccia nel caso in esame". Il contratto, si legge nella sentenza, "è stato affidato in violazione dei principi interni e comunitari", mentre avrebbe dovuto esserci "una procedura coerente con i principi di trasparenza, proporzionalità, pubblicità, imparzialità, parità di trattamento", principi "del tutto disattesi nel caso di specie".  I magistrati ricordano che "le Fondazioni Irccs sono un ente pubblico e non hanno la libera disponibilità di tutti i loro beni".

Venturi: “Il San Matteo non ha speso soldi a favore di Diasorin”

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Il presidente dell'ospedale Alessandro Venturi intende impugnare la sentenza e protseta sostenendo che "il San Matteo di Pavia non ha scelto nessuno, ma è stato scelto dalla multinazionale per la validazione del suo kit". A suo avviso si tratta di una procedura normale: "Questo avviene sempre nel processo industriale dei farmaci. Si tratta infatti di un'attività ordinaria di collaborazione scientifica, in cui l'azienda sceglie un ente per testare il suo prodotto, sulla base del know-how e del mix di pazienti di quella struttura; a questo corrisponde sempre un pagamento". Venturi spiega poi che "il contratto è attivo e, quindi, il San Matteo non ha speso soldi a favore di Diasorin. Viceversa per le prestazioni rese incassa risorse da destinare a favore della ricerca scientifica pubblica". Il presidente, che ha specificato che "i test vanno avanti a prescindere" in quanto la decisione del Tar è "irrilevante" ai fini delle indagini sierologiche sulla popolazione, ha precisato che le royalties previste in seguito alla validazione del test riguardano le vendite in tutto il mondo, esclusa la Lombardia.

La vicenda

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I test sierologici, ovvero quelli che rilevano la presenza di anticorpi dopo un'infezione da Covid, sono iniziati in Lombardia il 23 aprile. Il San Matteo di Pavia aveva testato i sieri della Diasorin per verificare se erano affidabili. E tra l'ospedale e la multinazionale è stato stipulato un contratto che prevedeva che la società versasse all’ospedale una royalty "al tasso del 1% sul prezzo netto praticato per la vendita di ciascun Kit Sierologico al cliente finale, con un minimo di 20mila per anno nel corso dei dieci anni di durata", per tutti i test venduti nel mondo (Lombardia esclusa). Soldi che, poi, il San Matteo avrebbe usato per la ricerca.

TechnoGenetics presenta un altro esposto in procura

TechnoGenetics intanto ha presentato anche un esposto in Procura contro l'affidamento diretto da parte della Regione alla Diasorin della sperimentazione dei test. Nella denuncia viene contestata la legittimità dell'accordo esclusivo del 26 marzo tra Regione, Diasorin e ospedale sul progetto sviluppato dalla stessa società piemontese.

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