Coronavirus, rapporto Istat su mortalità: da febbraio ad aprile un morto su 10 per Covid

Cronaca
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Il dato emerge dal secondo rapporto Istat-Iss sull'impatto della pandemia sulla mortalità. I decessi per Covid19 nel periodo dal 20 febbraio al 30 aprile 2020 sono stati pari all'11% di quelli totali. La mortalità per il totale delle cause è calata pur restando in forte aumento a causa del virus: a marzo +48,6%, ad aprile +33,6%. Il picco delle vittime il 28 marzo

Un decesso su 10 in Italia, nel periodo tra il 20 febbraio e il 30 aprile, è stato per coronavirus (GLI AGGIORNAMENTI LIVELO SPECIALE). È il dato che emerge dal secondo rapporto Istat-Iss sull'impatto dell'epidemia di Covid-19 sulla mortalità, secondo cui "rispetto alla mortalità per il complesso delle cause, i decessi Covid-19 riportati risultano pari all'11% dei decessi totali". Se si considerano le tre aree di diffusione "essi sono in media il 19% del totale dei decessi nelle province a diffusione ‘alta’, il 6% nelle province a diffusione ‘media’ e il 2% in quelle a diffusione ‘bassa’". I dati di mortalità totale analizzati riguardano 7.270 comuni (92% dei 7.904 complessivi, per una copertura del 93,5% della popolazione residente in Italia).

L'aumento di mortalità per classi di età

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Il Covid-19 è alla base dell'eccesso di mortalità nelle ultime settimane di osservazione. I morti dovuti a Covid-19 spiegano il 95% dei decessi in eccesso nella classe di età 60-69, l'80% nella classe 70-79, il 57% in quella 80-89 e il 34% nei deceduti di 90 anni e oltre. Queste percentuali sono diverse se divise per sesso: per il genere maschile i decessi Covid-19 contribuiscono al 40% tra i 90 anni e oltre, mentre i decessi femminili Covid-19 ricoprono quasi la totalità dell'eccesso nella classe 60-69 (99%), il 32% nella classe 90 anni e oltre. 

Il picco dei decessi il 28 marzo

Il rapporto spiega che sono stati registrati, sempre dal 20 febbraio al 30 aprile 2020, 28.561 decessi in persone positive al Covid-19; di queste 15.114 (53%) sono decedute tra il 20 febbraio e il 31 marzo (il picco si è raggiunto il 28 marzo) e 13.447 (47%) ad aprile. L'Istat spiega inoltre che si è confermata l’eterogeneità nella diffusione geografica dell’epidemia, che risulta molto contenuta nelle regioni del Sud e nelle Isole, mediamente più elevata in quelle del Centro rispetto al Mezzogiorno e molto elevata nelle regioni del Nord.

Mortalità in calo ad aprile rispetto a marzo

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L’Istat spiega poi che la mortalità generale in Italia è calata ad aprile rispetto a marzo, pur rimanendo in forte aumento rispetto all'anno scorso, a causa dell'attenuarsi degli effetti del coronavirus. Contemporaneamente alla diminuzione dei casi e dei decessi Covid-19, si legge nel report, si riduce la mortalità per il totale delle cause. A livello nazionale i decessi totali scendono da 80.623 di marzo a 64.693 di aprile e la stima dell'eccesso di mortalità passa da un aumento medio del 48,6% di marzo (26.350 decessi in più nel 2020 rispetto alla media 2015-2019) al 33,6% di aprile (16.283 decessi in più).

La mortalità in Lombardia e a Milano

A diminuire è soprattutto la mortalità delle province ad alta diffusione del contagio. Nel complesso di questa area i decessi passano da 44.998 di marzo 2020 (113,1% in più rispetto al 2015-2019) a 32.931 di aprile (73,9% in più rispetto al 2015-2019). La diminuzione più importante in termini di decessi e di variazione percentuale si osserva in Lombardia: i morti per il totale delle cause diminuiscono da 24.893 di marzo a 16.190 di aprile 2020 e l’eccesso di decessi rispetto alla media degli stessi mesi del periodo 2015-2019 scende da 188,1% a 107,5%. E sono proprio le province più colpite dall’epidemia quelle in cui si osservano le riduzioni più importanti. Bergamo e Lodi sono le aree in cui il calo della mortalità è stato più accentuato, l’eccesso di mortalità scende da 571% di marzo a 123% di aprile a Bergamo e da 377% a 79,9% a Lodi. L'eccesso di mortalità si mantiene invece ancora alto, su livelli simili a quelli di marzo, nelle province di Pavia (135% di decessi in più rispetto alla media 2015-2019), mentre Monza e Brianza (101%) e Milano (98%) raddoppiano. 

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