Coronavirus, task force: “Screening estesi, app e supporto ai singoli”

Cronaca

Il gruppo di esperti in materia economica e sociale ha sintetizzato il lavoro fatto e quello da fare. Indicati i 4 criteri per la riapertura “in sicurezza” delle attività lavorative. “Ora ascoltiamo i bisogni di individui e imprese per sostenere l’Italia nel 2020-21”

Screening estesi, rapida adozione dell’app per tracciare i contatti tra contagiati e interventi a supporto di famiglie e individui. Oltre all’esortazione a uniformare a livello nazionale i dati sulla curva dell’epidemia. Sono queste le raccomandazioni formulate dalla task force guidata da Vittorio Colao per il contrasto all’emergenza coronavirus in Italia (GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE - “IO RESTO A CASA” - GRAFICHE), come ha fatto sapere lo stesso comitato in un comunicato stampa. Per quanto riguarda la fase che si apre adesso, invece, la squadra di esperti “vuole ora ascoltare e sistematizzare bisogni e opportunità di individui, famiglie e imprese, per consigliare priorità e interventi che possano sostenere il rilancio e la competitività dell’Italia nel 2020-21” (IL CALENDARIO DELLE RIAPERTURE - COME SARANNO I TRASPORTI - I CODICI ATECO DELLE ATTIVITA' CHE RIAPRONO).

Elaborare un “metodo” per la ripartenza

La task force scelta dal governo e composta da 17 esperti in materia economica, sociale e giuridica (CHI SONO) ha sintetizzato il lavoro svolto finora per indicare un “metodo generale” per le riaperture, posto che la priorità è “ripartire con decisione ma in sicurezza”. “Il comitato - si legge nella nota - ha avanzato una serie di raccomandazioni specifiche riguardanti le diverse attività necessarie per applicare il modello elaborato, quali uso di estensivi screening, rapida adozione della tecnologia per il tracing, interventi a supporto di famiglie e individui e incentivi alla mobilità individuale sostenibile”.

I 4 fattori per la riaperture in sicurezza

Il “metodo” da seguire per le riaperture elaborato dal comitato e consegnato all’esecutivo si basa su 4 criteri: la valutazione del “rischio” associato alle singole attività economiche; le precondizioni sanitarie (evoluzione dell’epidemia, condizioni del sistema sanitario, disponibilità di dispositivi personali…) che devono sussistere a livello territoriale; l’adozione di protocolli di sicurezza sul posto di lavoro (specifici in base al settore) e per i trasporti, e la definizione di una strategia efficace per condurre controlli sulla loro adozione; e infine una continua e tempestiva valutazione dello stato dell’epidemia, al fine di valutare la necessità di nuove chiusure totali o parziali al livello territoriale”.

Un piano per 4,5 milioni di lavoratori

“Questa settimana”, fa sapere ancora il gruppo, il comitato lavorerà su approfondimenti “con il mondo produttivo, economico e sociale per tracciare la mappa di esigenze e opportunità del piano di fase 2”, puntando anche agli obiettivi di “sostenibilità e modernizzazione” del Paese. Il piano per la ripartenza a cui ha lavorato e sta lavorando il team guidato da Colao, ex ad di Vodafone, coinvolge per i soli settori manifatturiero, delle costruzioni e dei servizi a supporto dell’impresa “circa 4,5 milioni di lavoratori e lavoratrici”.

Uniformità e condivisione dei dati

Per quanto riguarda il monitoraggio dell’andamento dell’epidemia, la task force ha raccomandato al governo “un’attenzione particolare alla necessità di raggiungere rapidamente un’uniformità su scala nazionale nella gestione di informazioni e dati sul rischio medico sanitario” e “una tempestiva condivisione dei dati” tra le Regioni da una parte e, dall’altra, il Comitato tecnico scientifico e il ministero della Salute. “Una continua e tempestiva valutazione dello stato dell’epidemia - spiegano gli esperti - serve al fine di valutare la necessità di nuove chiusure totali o parziali al livello territoriale rilevante”.

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