Coronavirus, i medici di base: a Milano “una marea” di casi sommersi

Cronaca

Il Corriere della Sera ha contattato otto dottori della città dove i dati ufficiali registrano una situazione più contenuta rispetto al resto della Lombardia. “Tampone solo a chi va in ospedale perché già grave, i casi che emergono sono solo la punta dell’iceberg”

A Milano potrebbero esserci “una marea” di pazienti COvid-19 sconosciuti (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE - MAPPA E GRAFICI DEL CONTAGIO). E’ l’allarme lanciato dai medici di base al Corriere della Sera che ha contatto alcuni di loro per cercare di capire proprio se, al di là dei dati ufficiali che vedono il capoluogo lombardo tutto sommato tenere rispetto ad altre città della Regione, ci siano altri malati che non vengono tracciati.
“Se i pazienti non arrivano a una crisi respiratoria grave non entrano in ospedale e così non saranno mai registrati. Ma hanno il coronavirus, questo è certo” spiega un medico. “Stanno nelle loro case, con le loro famiglie che stanno infettando. Il numero vero non lo sapremo mai” sottolinea un altro. Noi li sentiamo al telefono, sono tanti”. Certezze epidemiologiche, in assenza di tamponi, ovviamente non possono esserci, ma la percezione di chi riceve ogni giorno diverse telefonate di persone con febbre alta e tosse è questa. “Là fuori, in città, esiste un numero enorme di malati di coronavirus che se la sfangheranno da soli”.

I casi che emergono sono solo la punta dell'iceberg

Otto i medici contattati dal Corriere in diverse zone della città. Uno di loro spiega: “Le indicazioni dell’Ats sono chiare. Se avete pazienti con sintomi da Covid-19, trattateli come tali, considerateli “positivi”, monitorateli, stiano isolati come da legge. Ma segnalateli solo se hanno avuto con certezza contatti con un contagiato. Ma molte persone non lo sanno neppure se hanno avuto un contatto “a rischio”, e dunque stanno passando giorni e giorni in casa con la febbre a 39, con il terrore di peggiorare”. Così, sottolinea un medico di base con lo studio in via Palmanova, zona nord est della città, “i casi che emergono sono la punta dell’iceberg. Il tampone ora si fa praticamente solo a chi va in ospedale perché già grave”.

I dati ufficiali su Milano

I numeri dei pazienti accertati, parlano di una crescita contenuta a Milano. Ieri, secondo quanto riferito dall’assessore al Welfare Giulio Gallera, “i contagiati erano 813 (711 il giorno prima), gli ospedali registrano un afflusso in leggerissima crescita ma costante e assolutamente gestibile".  Contando anche la provincia i casi sono 1983, più 233 rispetto ai dati di domenica. Su una popolazione di oltre 3 milioni di abitanti non sono dati alti soprattutto se confrontati con quelli di altre province dove la situazione è davvero critica, come Bergamo e Brescia che al momento sono le due città maggiormente in emergenza in Lombardia.
Il  sindaco di Milano Beppe Sala ha rivolto ieri un nuovo appello ai cittadini: "Domenica ancora in tanti erano in giro e vi segnalo che molti cittadini mi scrivevano lamentandosi. Ora, non è il caso di mettersi gli uni contro gli altri, ma i comportamenti devono essere uniformi". E ha avvertito: "Il virus non sta sfondando (rispetto ai dati ufficiali, ndr) ma è fondamentale che non sfondi perché se lo facesse il sistema sanitario sarebbe messo veramente in crisi".

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