Sanità ed emergenza Coronavirus, il ruolo fondamentale degli infermieri

Cronaca

Alessandra Zompatori

L’emergenza Coronavirus riporta alla ribalta il ruolo fondamentale dell’assistenza sanitaria sul territorio. In prima linea anche gli infermieri che però sono troppo pochi, ne mancano almeno 50mila in tutta Italia

 

Il Coronavirus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario delle regioni italiane più colpite dall’epidemia. Negli ospedali si fa la conta dei posti letto in terapia intensiva, ma anche di medici e infermieri a disposizione per fronteggiare le urgenze (GALLERA: ANTICIPARE LAUREEE). Ma prima ancora che scattasse l’emergenza, il Fnopi, la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche aveva lanciato l’allarme: in Italia mancano oltre 50mila infermieri che con gli effetti di "Quota 100" potrebbero superare il numero di 70mila. La loro carenza è calcolata sia in base ai parametri indicati da Oms e Ocse, sia rispetto alla proporzione che si dovrebbe avere tra medici e infermieri, che è di uno a tre. A complicare il quadro c’è da ricordare che tra il 2009 e il 2018 i numeri del personale infermieristico hanno registrato un calo di oltre 12mila unità. La perdita è dovuta al fatto che dal 2010 sono scattati i piani di rientro per rimettere in sesto i conti in rosso di alcune regioni e anche i blocchi del turn over, quindi assunzioni ferme.

Servono 9 milioni di infermieri entro il 2030

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha dedicato il 2020 proprio alle professioni infermieristiche e ostetriche, che rappresentano quasi la metà della forza lavoro sanitaria globale. L’Oms, affinché tutti i paesi raggiungano l'obiettivo di sviluppo sostenibile in materia di salute e benessere, stima che il mondo avrà bisogno di altri 9 milioni di infermieri e ostetriche entro il 2030. 

Solo il 20% ha un contratto a tempo intederminato

Ma qual è l’identikit dell’infermiere italiano? Nel nostro Paese sono circa 450mila, di cui 270mila sono dipendenti del servizio sanitario nazionale. Il titolo si raggiunge al termine di un percorso universitario triennale, con possibilità di arrivare anche al livello magistrale. Secondo i dati Almalaurea, nel 2018 hanno conseguito la laurea in professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche oltre 11mila studenti, il 75% donne. Un anno dopo essere usciti dall’università circa il 72% dei laureati trova lavoro, ma poco meno del 23% nel pubblico e solo il 20% di questi ha un contratto a tempo indeterminato

Nonostante la mole di lavoro e le responsabilità, la retribuzione è di circa 33mila euro lordi l’anno, senza contare però indennità e straordinari. 

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