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Fine vita, Comitato Bioetica: “No all'accanimento clinico sui bambini terminali”

I titoli di Sky TG24 delle ore 18 del 7/02

3' di lettura

Comitato nazionale di Bioetica: evitare trattamenti "inefficaci e sproporzionati" e scelte dettate dalla volontà di "accondiscendere alle richieste dei genitori o per rispondere a criteri di medicina difensiva". Raccomandata istituzione di comitati etici negli ospedali

Mettere sempre al "primo posto il superiore interesse del bambino" malato terminale, evitando trattamenti "inefficaci e sproporzionati" che possono portare "ulteriori sofferenze e un prolungamento penoso della vita". È la raccomandazione che arriva dal Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb), che oggi interviene in tema di fine vita, dopo che ieri la Federazione degli Ordini dei medici (Fnom) ha introdotto un'integrazione al codice deontologico che tiene conto della sentenza della Corte Costituzionale sul suicidio assistito. "L'idea di un parere in materia - spiega all'Ansa il presidente Lorenzo d'Avack - era nata in occasione del caso di Alfie Evans", il bambino inglese affetto da una gravissima malattia rara e che i genitori avrebbero voluto trasferire a Roma.

La questione genitori-medici

Il Cnb, nella mozione "Accanimento clinico o ostinazione irragionevole dei trattamenti sui bambini piccoli con limitate aspettative di vita", raccomanda di evitare scelte dettate dalla volontà di "accondiscendere alle richieste dei genitori o per rispondere a criteri di medicina difensiva". Il caso di Alfie Evans, ricorda d'Avack, "fece molto discutere se in situazioni simili, la decisione di interrompere i trattamenti debba esser presa dai genitori o dai medici".

“Spesso si è portati a non lasciare nulla di intentato “

Il punto, spiega il giurista, è che "grazie a tecnologie sofisticate, è possibile mantenere in vita pazienti che fino a qualche anno fa sarebbero deceduti. Tutto ciò rischia però di portare a un aumento di trattamenti inutili e dolorosi, che si configurano come accanimento clinico". E, nel caso di bambini piccoli - si legge nel parere - è "spesso praticato perché quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a non lasciare nulla di intentato". In altri casi, invece, "viene praticato come difesa" da possibili accuse di interruzione attiva dei trattamenti. Di qui la decisione di elaborare il documento, in cui si raccomanda, soprattutto, evitare che il bambino "sia considerato un mero oggetto di sperimentazione".

L’istituzione di comitati etici

Il Cnb raccomanda anche di istituire per legge i comitati etici negli ospedali pediatrici e "integrare nei processi decisionali anche i genitori e persone di loro fiducia": ai giudici bisognerebbe ricorrere solo come extrema ratio. E, in qualsiasi caso, "il divieto di ostinazione irragionevole dei trattamenti" non deve tradursi "nell'abbandono del bambino", che ha invece a diritto a "cure palliative in modo omogeneo sul territorio".

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