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L'allarme della Dia sui crimini ambientali: "Sono in preoccupante crescita"

3' di lettura

La Direzione investigativa antimafia, nella sua relazione semestrale, spiega anche qual è il ruolo delle mafie. Stanno tentando "di acquisire gli appalti per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani" e quelli per le "attività di bonifica dei siti"

I crimini ambientali sono "in preoccupante estensione". A lanciare l’allarme è la Dia che, nella sua relazione semestrale, sottolinea come i crimini coinvolgano "trasversalmente, interessi diversificati" e come interferiscano "sull'ambiente e sull'integrità fisica e psichica delle persone, ledendone la qualità della vita". Ma dalle indagini emerge anche un altro aspetto: il tentativo delle mafie "di acquisire gli appalti per il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani" e quelli per le "attività di bonifica dei siti". 

La gestione illegale dei rifiuti

La gestione illegale dei rifiuti, dicono gli analisti della Direzione investigativa antimafia, "è purtroppo in costante espansione ed oggi appare ancor più superfluo affermare quanto essa rappresenti uno dei settori di maggiore interessi per le organizzazioni criminali". Al fenomeno, però, non contribuiscono solo le attività dei mafiosi: "Si intrecciano condotte illecite di tutti i soggetti che intervengono nel ciclo, dalla raccolta allo smaltimento: non solo elementi criminali, ma anche imprenditori ed amministratori pubblici privi di scrupoli". In sostanza, l'illegalità ambientale è un fenomeno che "si alimenta costantemente grazie all'azione famelica di imprenditori spregiudicati, amministratori pubblici privi di scrupoli e soggetti politici in cerca di consenso, nonché di broker, anche a vocazione internazionale, in grado di interloquire ad ogni livello".

Le mani della mafia sugli appalti

Mentre sui tentativi delle cosche di mettere le mani sugli appalti per la raccolta dei rifiuti, "particolarmente aggressivi - dice la Dia - si sono rivelati i tentativi di condizionamento delle procedure di appalto attraverso le intimidazioni" a danno di imprese concorrenti, "ma anche attraverso accordi e relazioni con esponenti delle istituzioni locali e del mondo imprenditoriale". Quando, invece, i tentativi si sono realizzati nella fase di esecuzione dei contratti, i clan "hanno imposto alle imprese aggiudicatarie del servizio di raccolta e smaltimento l'assunzione di manodopera, l'affidamento di attività connesse al ciclo dei rifiuti a imprese riconducibili alle organizzazioni criminali", oppure ancora "il versamento di quote estorsive per evitare il danneggiamento ritorsivo dei mezzi d'opera".

A Foggia mafia spietata

Oltre ai crimini ambientali, nella relazione semestrale della Dia al Parlamento, hanno trovato spazio anche alcune considerazioni su Foggia, dove è stao registrato un "contesto ambientale omertoso e violento", dovuto al legame dei gruppi criminali con il territorio, ai rapporti familistici dei clan e alla "massiccia presenza di armi ed esplosivi".

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