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Esplosione cascina ad Alessandria, il proprietario: “Il movente è l’invidia”

Alessandria, in un video i minuti dopo l'esplosione

3' di lettura

Giovanni Vincenti ha parlato della tragedia accaduta nella sua proprietà e si è definito “distrutto dal dolore” per la morte dei tre vigili del fuoco. L'uomo ha poi aggiunto che non c’è mai stato alcun dissidio interno alla famiglia

“Il perché non lo so, o meglio, penso per pura e semplice invidia”. Così Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina esplosa ad Alessandria nella notte tra il 4 e il 5 novembre, ha parlato della tragedia, chiarendo che in famiglia non c’è mai stato alcun dissidio ed esprimendo il suo cordoglio per i tre vigili del fuoco che hanno perso la vita durante le operazioni di soccorso. (CHI SONO LE VITTIME - FOTO - VIDEO) “Sono distrutto dal dolore - ha detto - per questi tre ragazzi che sono morti sotto le macerie di casa mia”.

“Negli anni ho subito diversi atti dolosi”

Il proprietario della cascina ha spiegato di aver subito “diversi atti dolosi” nel corso degli anni e che “non siamo mai stati ben acquisiti da quel paese da quando ci siamo trasferiti, siamo una famiglia un po' riservata, per questo non abbiamo mai avuto grossi rapporti con il vicinato”. Ricordando le tre vittime dell’esplosione, Vincenti si è poi lasciato andare a uno sfogo: “Abbiamo fatto quella casa per viverci tutta la vita e adesso è diventato un luogo di morte”.

“Dissidi familiari è una grossa cattiveria”

Riguardo ai possibili rapporti difficili con il figlio, Vincenti ha ribadito che “quella dei dissidi familiari è la cattiveria più grossa che potevano dire”. “Andiamo d'amore e d'accordo, ci sono gli alti e bassi - ha spiegato - lui se ne è andato via di casa perché la fidanzata voleva andare a Torino, io non l'ho presa benissimo, siamo stati 3-4 mesi a litigare poi è finita”.

“Quella scena non potrò mai togliermela dagli occhi”

Il proprietario della cascina ha anche ricordato la notte della tragedia, dicendo di essere arrivato sul posto circa tre minuti dopo l’esplosione. “Sono stato chiamato all’1.05 - 1.10 - ha raccontato - quando ho visto quella scena, non potrò mai togliermela dagli occhi: è da ieri sera che verso lacrime e cerco di capire”.

“Ho chiarito con i carabinieri”

Una spiegazione a ciò che è successo la sera tra il 4 e il 5 novembre potrebbe arrivare presto dalle indagini, ma intanto Vincenti ha affermato di aver chiarito con i carabinieri “una serie di situazioni” che gli hanno permesso di “dare un filo logico a tante situazioni che si sono verificate da quando eravamo lì a Quargnento e sono venute fuori molte ipotesi”.

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