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'Ndrangheta, operazione contro cosca Iozzo-Chiefari: 17 arresti. Trovate armi e una bomba

Cronaca
(Foto archivio Ansa)

Scovato un deposito dove erano custoditi alcuni mitra, pistole e un ordigno rudimentale. Si contestano i reati di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, estorsione e detenzione illegale di armi

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È scattata alle prime luci dell’alba l’operazione dei Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro per l'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di 17 persone, accusate di appartenere o fiancheggiare la cosca di 'ndrangheta Iozzo-Chiefari, federata a quella dei Gallace di Guardavalle e radicata in particolare nei comuni di Torre di Ruggero e Chiaravalle Centrale. I Carabinieri hanno scovato un deposito di armi dove erano custoditi alcuni mitra, tra cui due kalashnikov, pistole e anche una bomba di tipo rudimentale.

Le armi e la bomba saranno sottoposte a perizia balistica

Il materiale nascosto nel deposito si trovava in un locale a Chiaravalle Centrale e apparteneva a una delle persone coinvolte nell'operazione. Le armi e l'ordigno sono stati sequestrati dai militari per essere sottoposti a perizia balistica. L'operazione è stata ribattezzata "Ortrhus", il cane a due teste della mitologia greca, per fare riferimento alle due componenti familiari in cui si articola, secondo l'accusa, la cosca Iozzo-Chiefari coinvolta negli arresti.

Nell’inchiesta anche un duplice omicidio del 2009

L’inchiesta ha fatto luce anche su un duplice omicidio e un tentato omicidio. Il duplice omicidio è quello di Giuliano Cortese, 48 anni, e della sua compagna Inna Abramovia, 35, di nazionalità ucraina, uccisi a Chiaravalle centrale il 27 aprile 2009. L'agguato avvenne davanti alla scuola materna dove la coppia aveva lasciato le due figlie piccole: mentre i due si stavano allontanando a bordo di un'auto, furono affiancati da un'altra macchina dalla quale furono esplosi dei colpi di pistola.

I reati contestati

Con il provvedimento cautelare, emesso dal gip di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia diretta dal procuratore Nicola Gratteri, vengono contestati, tra gli altri, i reati di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidio, estorsione e detenzione illegale di armi. In questi 3 anni di indagini, gli investigatori ritengono di avere documentato l'operatività della cosca i cui componenti avevano generato nella popolazione locale uno stato di soggezione che ha generato omertà e accondiscendenza. In particolare la cosca, secondo l'accusa, controllava attività imprenditoriali e commerciali nei settori dell'edilizia, del movimento terra e del commercio all'ingrosso di legname, i subappalti connessi con la realizzazione di opere pubbliche anche di rilevante entità come la cosiddetta "Trasversale delle Serre", nonché interessi connessi con attività commerciali anche in occasione della festa patronale di uno dei paesi. Altra fonte di proventi illeciti era la gestione di una piazza di spaccio di marijuana e cocaina.