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Affidi illeciti a Bibbiano: cosa sappiamo finora

4' di lettura

A un mese dall'inizio dell'indagine su un presunto sistema per sottrarre bimbi alle famiglie e manipolarne l'affidamento in cambio di soldi, la lista degli indagati si allarga. Lo psicoterapeuta Claudio Foti, scarcerato, si difende: "Fango su di me, non sono un mostro"

Il 27 giugno i carabinieri di Reggio Emilia, nell’ambito di un’inchiesta su un presunto traffico di minori nel comune di Bibbiano, hanno messo agli arresti domiciliari 18 persone, tra cui lo stesso sindaco della città. L’indagine “Angeli e Demoni” riguarda un presunto e illecito “sistema Bibbiano” di gestione dell’affidamento dei minori: l’ipotesi è che una rete di funzionari pubblici, assistenti sociali, medici e psicologi -  tutti gravitanti attorno ai servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, un consorzio di sette comuni nel Reggiano -  abbia manipolato le testimonianze dei bambini e cercato sistematicamente di sottrarre i piccoli a famiglie in difficoltà per affidarli, dietro pagamento, ad amici o conoscenti.

I dettagli e le imprecisioni

Il giorno dopo gli arresti sono stati diffusi dettagli relativi alle presunte pratiche poste in essere dagli indagati  allo scopo di creare “prove” da utilizzare poi contro i genitori naturali: l’uso di una “macchinetta della verità” a impulsi elettromagnetici per indurre nei piccoli falsi ricordi, i disegni modificati a sfondo sessuale. Nel primo caso, è poi emerso, si trattava in realtà di un apparecchio utilizzato in psicoterapia per mandare ai pazienti stimoli acustici e tattili e non di una macchina per l’elettroshock.

Gli indagati

Una volta sottratti alle famiglie i minori, secondo l’ipotesi degli inquirenti, venivano inseriti in un percorso di cura gestito dalla onlus “Hansel e Gretel”, un centro privato specializzato in abusi su minori gestito da Claudio Foti e da sua moglie, Nadia Bologni, entrambi psicoterapeuti - Foti è considerato uno dei maggiori esperti nella cura di bambini vittime di abusi – ed entrambi indagati. Tra gli indagati figurano anche la dirigente dei servizi sociali dell’Unione Val D’Enza, Federica Anghinolfi, e l’assistente sociale Francesco Monopoli, che avrebbero gestito tutto il sistema di affido illecito dei bambini, e il sindaco Andrea Carletti che però non è coinvolto in crimini contro i minori, ma indagato per abuso d’ufficio e falso: avrebbe «omesso di effettuare una procedura a evidenza pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia che aveva un importo superiore a 40mila euro», procurando intenzionalmente «un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi Hansel e Gretel». La onlus "Hansel e Gretel" avrebbe ricevuto dal Comune compensi di circa 135 euro per ogni seduta di psicoterapia «a fronte della media di 60-70 euro e nonostante il fatto che l’Asl potesse farsi carico gratuitamente del servizio». Il danno economico all’erario sarebbe attorno ai 200 mila euro.

Le reazioni all'indagine in corso

Nei primi giorni successivi la notizia dell’indagine ha fatto uscire allo scoperto molte famiglie che si erano viste sottrarre i loro bambini ("Mia figlia è la mia vita": la testimonianza di una mamma) e scatenato l’indignazione dell’opinione pubblica. A inizio luglio il Guardasigilli Alfonso Bonafede ha deciso di inviare gli ispettori presso il tribunale dei Minori e la Procura di Reggio Emilia, mentre il 22 luglio il presidente dellla Regione Reggio Emilia Stefano Bonaccini ha chiesto l'istituzione di una Commissione regionale d'inchiesta che "in maniera concreta e in tempi certi possa dare un contributo di ulteriore chiarezza". Negli ultimi giorni da un lato il numero degli indagati è salito a 29, dall'altro il tribunale del Riesame ha revocato gli arresti domiciliari nei confronti di Foti per la mancanza dei "gravi indizi di colpevolezza". Foti, parlando con i media, si è sfogato raccontando la sua versione dei fatti: "Non sono un mostro, utilizzo una terapia basata sul rispetto empatico", ha spiegato. Le indagini andranno avanti ancora per molti mesi e non si chiuderanno prima dell'autunno, ha spiegato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini. il 23 luglio alcuni bambini coinvolti nella vicenda sono tornati a casa: il Tribunale dei minori di Bologna, che sta esaminando tutti i casi al centro dell'indagine, ha infatti deciso il loro ricongiungimento con le famiglie.

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