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Sea Watch, Carola Rackete interrogata ad Agrigento: "La Ue ora agisca"

Carola Rackete: "Spero che casi come il mio non accadano più"

3' di lettura

La comandante della nave ha risposto alle domande per circa 4 ore nell'ambito del primo procedimento a suo carico che ipotizza il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra. “Da Salvini accuse ridicole”, ha detto il suo legale

"Sono stata molto contenta di avere avuto l'opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno. Spero che la Commissione europea dopo l'elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili". Lo ha detto Carola Rackete (CHI E'), la capitana della “SeaWatch 3”, interrogata per circa quattro ore dalla procura di Agrigento nell'ambito del primo procedimento a suo carico che ipotizza il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra. Carola è stata sentita questa mattina dal procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e dai sostituti Alessandra Russo e Cecilia Baravelli.

Legale di Carola: “Da Salvini accuse ridicole”

La capitana tedesca è assistita dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini. “Da Salvini accuse ridicole”, ha detto quest’ultimo. “Carola è libera, farà quel che crede”, ha aggiunto. “Sono state semplici le cose da dire: questo è un salvataggio in mare fatto con tutti i crismi della regolarità e delle esigenze drammatiche che si erano realizzate. Tutto era documentato nel diario di bordo. Noi avvocati abbiamo prodotto tutto. I Pm hanno chiesto i chiarimenti del caso e l'interrogatorio e' durato quel tanto che doveva durare”, ha spiegato Gamberini. "È una vicenda, a nostro avviso, chiara - ha sottolineato il penalista - è giusto che ci sia un'indagine ma, su questo, montare strane idee sui salvataggi di Sea Watch è fuori dal mondo. Si è parlato del soccorso, di alcune ore successive e del passaggio della nave alle acque territoriali italiane perché questo era l'oggetto dell'attenzione della Procura in questo momento". "Abbiamo ribadito", ha aggiunto l'avvocato Gamberini, "lo stato di necessità. Tutti dicono che la Libia non e' in grado di offrire porti sicuri, allora questo esigerebbe, se ci fosse coerenza, che i Paesi europei si decidessero a presidiare le acque Sar libiche. Perché chi lo deve fare? Le organizzazioni dei volontari? La Sea Watch è una di queste organizzazioni - ha concluso il penalista - e criminalizzare la Sea Watch per una cosa che dovrebbero fare gli stati Europei e' incoerente. È inutile rimandare alle responsabilità dei libici”. 

Amnesty: "Ritirare accuse contro la comandante"

Intanto Amnesty International, dopo l'interrogatorio, ha chiesto il "ritiro delle accuse di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare e resistenza agli ordini di una nave di guerra". "Le infondate accuse mosse contro una giovane coraggiosa e di sani principi mostrano la determinazione con cui le autorità intendono intimidire e stigmatizzare coloro che salvano vite in mare", ha dichiarato Elisa de Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull'Europa meridionale.

Data ultima modifica 18 luglio 2019 ore 15:20

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