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Sea Watch, la capitana Carola Rackete è agli arresti. Berlino: "Non criminalizzatela"

6' di lettura

La comandante si scusa con la Gdf per la manovra di attracco a Lampedusa. Rischia fino a 12 anni di carcere. Il Procuratore di Agrigento: "Violenza inammissibile". Salvini: "Condotta criminale". Il ministro degli Esteri tedesco: "Salvare vite umane è un obbligo"

Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 (CHI È), è agli arresti domiciliari dopo aver deciso di entrare nel porto di Lampedusa, intorno all’1.50 della notte tra venerdì e sabato, nonostante la mancanza di autorizzazioni da parte delle autorità (IL RACCONTO DELLA GIORNATA). La capitana, prima di entrare nel porto, aveva condiviso sui social un video messaggio annunciando la propria decisione: "Entro perché non c'è soluzione". Durante le manovre di attracco ha speronato una motovedetta della Gdf che le si era parata davanti. Il procuratore di Agrigento ha commentato: "Violenza inammissibile". Salvini è tornato ad attaccare la capitana, parlando di "condotta criminale. Si è rischiato il morto". Per l’altro vicepremier Di Maio, “Rackete ha sbagliato e verrà processata", ma è "assurda" l'escalation di insulti. Il premier Conte ha ribadito: "Le leggi si rispettano". Da Berlino è intervenuto su Twitter il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas: "Il salvataggio in mare non dovrebbe essere criminalizzato: salvare vite umane è un obbligo umanitario. Spetta alla magistratura italiana fare rapidamente chiarezza sulle accuse". Fonti delo Viminale in serata: "I migranti che erano a bordo stanno tutti bene. Resta da capire a quale 'stato di necessita" si riferisse la Ong per giustificare l'attracco non autorizzato". (CAROLA RACKETE AD AGRIGENTO PER L'UDIENZA)

Le accuse alla capitana Rackete

Rackete, che aveva a bordo da circa due settimane una quarantina di migranti, cui il governo italiano aveva vietato di entrare in acque italiane, è stata arrestata non appena scesa dalla nave. Le viene contestata la violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, un reato che prevede una pena dai tre ai 10 anni di reclusione. È accusata anche di tentato naufragio, previsto dagli articoli 110 e 428 del codice penale, e sanzionato con la pena massima di 12 anni. Rackete resta ora ai domiciliari sull'isola (IL VIDEO DEL SUO ARRIVO E DELL’ARRESTO): non verrà processata per direttissima, ma il caso seguirà le vie ordinarie. Nei prossimi giorni l'interrogatorio. La nave è ora sotto sequestro. Lo sbarco dei 40 migranti è iniziato intorno alle 5.45 (FOTO): sono stati portati nel centro di accoglienza dell’isola e nei prossimi giorni verranno ricollocati in cinque paesi europei. 

Lo speronamento alla motovedetta della Gdf: cosa rischia la capitana

Guidando la Sea Watch verso il porto di Lampedusa, nonostante il divieto delle autorità italiane, Rackete ha speronato durante la manovra di attracco una motovedetta della Guardia di finanza che le si era parata davanti. Per questo le potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha commentato così il gesto: "Le ragioni umanitarie non possono giustificare atti di inammissibile violenza nei confronti di chi, in divisa, lavora in mare per la sicurezza di tutti". Fonti della Sea Watch hanno fatto sapere che la comandante si è scusata con i finanzieri dopo il suo arresto, ammettendo di avere compiuto una manovra sbagliata. Le scuse sarebbero arrivate nella caserma della Guardia di finanza dove Rackete è stata trattenuta fino alle 9 di mattina. 

Insulti e applausi alla capitana allo sbarco

Ad attenderla al suo arrivo sul molo, c'era sia un gruppo di sostenitori della giovane capitana (che l'ha accolta con applausi) e un altro gruppo che invece l'ha violentemente contestata. Verso di lei, sono state lanciati pesanti insulti sessisti. Alcuni sono arrivati a urlare: "Spero che ti violentino" e "Zingara, tornatene in Olanda". Tutto documentato in un video pubblicato sui social dal senatore del Pd Davide Faraone. Sul molo c’era anche l’ex senatrice della Lega e vicesindaca di Lampedusa Angela Maraventano, che ha minacciato l’equipaggio della Sea Watch, la capitana e i migranti: "Non fate scendere nessuno perché ci scappa il morto - ha detto rivolgendosi alle forze dell'ordine - arrestateli tutti, anche i profughi".

La scelta di Carola Rackete: “Entro, non c'è soluzione”

I momenti di tensione sono finiti intorno alle 3 del mattino del 2 giugno, quando Rackete è salita sul sedile posteriore di una macchina della Guardia di Finanza che l’ha portata via con i lampeggianti accesi. La capitana aveva preso la decisione di dire basta alle attese e ai rinvii e di portare la nave in porto già giovedì sera. Nella notte di venerdì, Rackete ha rotto gli indugi. Secondo la capitana non si poteva più aspettare: l'evacuazione medica di due ragazzi nella notte ha esasperato ancora di più gli animi di chi era rimasto a bordo aumentando quello "stato di necessità" invocato per avere l'autorizzazione allo sbarco. La comandante ha quindi registrato un video annunciando le sue intenzioni: "Mi hanno indagato e contemporaneamente ci hanno fatto sapere che non ci aiuteranno a far sbarcare i naufraghi. Questo vuol dire che stiamo ancora aspettando una soluzione che per ora non arriva. Perciò abbiamo deciso di entrare nel porto, che è libero di notte". La Sea Watch ha quindi iniziato ad avvicinarsi al porto di Lampedusa. Rackete non ha risposto per tre volte all'alt della Gdf, e ha sfiorato lo scontro con la motovedetta. A manovra conclusa, ha atteso l'arrivo delle forze dell'ordine. Poi lo sbarco e l’arresto da parte dei finanzieri

Le polemiche politiche

Su quanto avvenuto si è scatenata la bagarre nel mondo politico. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha definito quello della comandante Rackete un “comportamento criminale che ha messo a rischio la vita degli agenti della Guardia di Finanza”. Per l’altro vicepremier Luigi Di Maio Rackete “verrà processata, come è giusto che sia" ma "non bisogna alimentare rabbia e insulti". Dall’opposizione il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha attaccato: “Una vicenda gestita male e in maniera esclusivamente propagandistica dal ministro dell'Interno Salvini”. 

Moavero: "Giudici indipendenti, decidono loro"

Da più parti d'Europa amministratori locali e politici si sono schierati dalla parte di Carola. In serata il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha risposto su Facebook al collega del Lussemburgo Jean Asselborn che gli aveva rivolto un appello di liberare la comandante della Sea Watch: "Nei confronti della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, è stata aperta un'inchiesta e adottate misure da parte della magistratura italiana", afferma Moavero. "In base alla nostra costituzione, i giudici hanno piena indipendenza dal governo. Con rispetto e fiducia ne attendiamo, dunque, le decisioni". Asselborn aveva chiesto la liberazione della capitana, sostenendo che "salvare vite è un dovere e non può mai essere un reato o un crimine. Non farlo, al contrario, lo è".

La solidarietà del Pride alla capitana Rackete

Intanto, da diverse parti d’Italia sono arrivate manifestazioni di sostegno alla capitana Rackete. A Milano è apparso uno striscione che recita: "Grazie, thank you, gracias, shukran Carola”. Durante il corteo si è anche sentito un coro che intonava “Carola libera”. A Verona, invece, è apparso uno striscione appeso sul portone di un palazzo del centro storico con la scritta: “Disobbedienza alle leggi ingiuste #freeCarola”.

Data ultima modifica 29 giugno 2019 ore 21:43

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